CONSANGUINEITA' DEL PROF.CAVALCHINI e COMMENTO di P.ALQUATI




Genetica canina:

Consanguineità ed accoppiamenti a cura del Prof. Luigi Guidobono Cavalchini

Leggiamo insieme il suo articolo e commentiamolo considerando la realtà dell'attuale allevamento del cane da pastore tedesco in Italia ed in Germania.

(in corsivo le osservazioni di P.Alquati)

Guidobono Cavalchini:
È noto che gli allevatori cercano di migliorare le caratteristiche dei propri cani utilizzando come riproduttori i soggetti “migliori” di ogni generazione con accoppiamenti di individui tra loro parenti in modo da ottenere, attraverso un certo numero di generazioni, un “pool” genetico con le caratteristiche desiderate. Per raggiungere una omogeneità di “tipo”, l’allevatore opera con accoppiamenti in consanguineità.
Questo metodo di accoppiamento, detto anche inincrocio o inbreeding provoca, a livello genetico, un aumento dell’omozigosi.

- Significato di omozigosi da enciclopedia della Scienza e della Tecnica (2008)di Mauro Capocci -
Condizione per cui gli alleli di un gene sono uguali, negli organismi diploidi (dotati cioè di due copie di ogni cromosoma, come gli esseri umani), in contrapposizione all’eterozigosi. Gli alleli sono le diverse forme che può assumere uno stesso gene, e per ogni gene essi possono essere dominanti o recessivi. La notazione convenzionale indica con una lettera maiuscola (A) l’allele dominante e con una minuscola (a) quello recessivo. Gli alleli dominanti sono quelli che determinano il fenotipo e di conseguenza un fenotipo di un organismo eterozigote Aa sarà uguale al fenotipo di omozigote AA. La situazione cambia quando l’omozigosi è per gli alleli aa, poiché solo in questo caso manifesta il fenotipo recessivo.

Con una scelta opportuna degli accoppiamenti, infatti noi possiamo aumentare o diminuire il grado di omozigosi di una popolazione, o viceversa lasciarlo inalterato, come si verifica con gli accoppiamenti casuali. Si parla di accoppiamento casuale quando la probabilità di accoppiamento tra individui è indipendente dalla loro costituzione genetica e dipende dalla frequenza dei genotipi stessi. Secondo la legge di Hardy-Weinberg

Nel 1908, il matematico britannico Godfrey Hardy e il medico tedesco Wilhelm Weinberg dedussero le condizioni necessarie perché la struttura genetica di una popolazione si mantenga invariata nel tempo. Il concetto di equilibrio di Hardy-Weinberg è la chiave di volta della genetica di popolazione.

In una popolazione con accoppiamenti casuali, le frequenze alleliche e quelle genotipiche non cambiano. Le frequenze vengono invece cambiate da quattro cause principali:
1) Mutazioni: cambiamenti spontanei del genoma, ereditabili, che originano nuove capacità genetiche nelle popolazioni. In genere hanno una frequenza molto bassa.
2) Migrazioni: movimento di individui all’interno dì una popolazione più grande.
3) Selezione naturale: capacità degli individui a sopravvivere e riprodursi nei loro ambienti.
4) Deriva genetica: cambiamenti casuali delle frequenze alleliche che avvengono in tutte le popolazioni, ma in particolare in quelle piccole. Fra queste cause quella che assume maggiore importanza e significato nelle variazioni genetiche è la selezione naturale che può essere definita come la riproduzione differenziale di varianti genetiche alternative.

Con l'allevamento selettivo, con altre cause e concause, forziamo ed alteriamo l'equilibrio genetico di una popolazione

La selezione naturale sta alla base dei processi di adattamento in quanto alcuni individui, portatori di determinate varianti, hanno una maggiore capacità di sopravvivenza e di riprodursi rispetto ai portatori di altre varianti. Questo valore selettivo o valore adattativo, chiamato anche “fitness relativa”, ha la probabilità di un genotipo di riprodursi, cioè una misura della sua efficienza riproduttiva.

Ne consegue che la varietà genetica di un allevamento tende a limitare la presenza di queste possibilità. In natura sono indispensabili alla sopravvivenza e all'adattamento.

La selezione naturale, pertanto agisce sulla sopravvivenza (resistenza alle malattie, risposte immunitarie, ecc.) e la fertilità (accoppiamento, riproduzione, ecc.). Oltre a queste cause le frequenze geniche possono cambiare in seguito a selezione artificiale operata dall’uomo in cui gli accoppiamenti avvengono tra individui scelti in quanto ritenuti migliori per determinate caratteristiche e funzioni. Sia la selezione artificiale che quella naturale provocano un aumento della frequenza degli alleli che migliorano i caratteri selezionati. Infatti all’azione operata dall’uomo si aggiunge anche quella della selezione naturale, che continua ad agire in grado maggiore o minore a seconda delle condizioni ambientali. Tuttavia la pressione selettiva esercitata dall’uomo e quella naturale non sempre agiscono nella stessa direzione, in quanto spesso l’uomo è alla ricerca di caratteri particolari (anomali) allontanandosi da quelle che sono le caratteristiche medie della specie (normali). Pertanto molti geni che rispondono alla selezione artificiale come risultato del loro effetto favorevole sul carattere selezionato hanno anche un effetto dannoso indiretto sulla fìtness.

Quanto affermato è di basilare importanza per giustificare un'analisi critica della conduzione dell'allevamento, oggi basata solo sull'esaltazione di morfologie vincenti.

A tale proposito ricordiamo come molte razze di cani hanno seri problemi di fertilità, in particolare quelle che maggiormente sì discostano dal tipo medio della specie. Il numero di cuccioli per filotea varia considerevolmente nell’ambito delle differenti razze, in alcune è vicino a due cuccioli mentre in altre supera gli otto (Njngset e coli. 1970). Wildt (1982) ha condotto un interessante studio sui parametri riproduttivi dei Fox terrier accoppiati a diversi livelli di consanguineità, rilevando un miglioramento della fertilità femminile per gli accoppiamenti in outbreeding.

Outbreeding: questa tecnica consiste nel far riprodurre tra loro animali che non siano parenti. Nell’ambito dell’esincrocio si distinguono diversi sistemi dovuti al grado di differenziazione genetica dei riproduttori:
·   incrocio fra specie diverse - species crossing o ibridazione specifica: come nel caso dell’accoppiamento fra asino e cavalla per produrre il mulo
·   incrocio fra due razze
·   incrocio continuato - grading: come nell’incrocio tra un toro Shorthorn e una meticcia Shorthorn
·   incrocio non consanguineo - outcrossing: riproduzione fra soggetti della stessa razza ma che non siano parenti


1 - Differenze ancora maggiori sono state riscontrate nei maschi relativamente al numero totale degli spermatozoi e alla loro concentrazione. Ciò dovrebbe fare riflettere gli allevatori ed in particolare i comitati tecnici delle associazioni degli allevatori. La specie canina presenta un’ampia variabilità genetica, pertanto alla base della formazione di ciascuna razza ci deve essere stato un livello di consanguineità piuttosto elevato al fine di fissare i caratteri prescelti. Bisogna però ricordare che in una popolazione consanguinea il numero dei genotipi è limitato, pertanto il miglioramento conseguente alla selezione operata dall’uomo non può continuare indefinitamente.

La precisazione non abbisogna di commenti.

2 - Una popolazione può rispondere alla selezione fino a quando la sua media è diversa di molte deviazioni standard dalla media della popolazione originale, ma alla fine la popolazione raggiunge un limite di selezione, oltre il quale non si ha miglioramento.

La precisazione non abbisogna di commenti.

3 - Nel caso estremo, non si ha più progresso genetico perché tutti gli alleli di quel carattere sono fissati o andati persi e pertanto l’ereditarietà di quel carattere è zero. 

La precisazione non abbisogna di commenti.

4 - Bisogna tener presente che nell’ambito delle singole razze la presenza di una certa variabilità è senz’altro una ricchezza, anche se i cinofili e gli appassionati dei rings troppo spesso vorrebbero esasperare l’uniformità di tipo. Se non esiste variabilità, non esiste possibilità di evoluzione per la razza e di adattamento a nuove situazioni e così pure l’opera di selezione verrebbe a cadere. Nonostante ciò ci deve essere una certa uniformità ed è compito delle associazioni di razza fissarne i limiti. 

La precisazione non abbisogna di commenti.

Per l'allevamento queste considerazioni significano:
1° La fissazione del tipo diminuisce la variabilità genetica della razza. Criterio intrapreso all'inizio della formazione della razza, ma poi nuovamente, e dannosamente, incrementato dai criteri selettivi di Hermann Martin.
2° La selezione ha limiti soprattutto se la varietà genetica è limitata. Ogni morfologia similare, proveniente da un medesimo ceppo, riduce il pool genetico.
  Riafferma il principio considerato al punto 2.
  L'uniformità fenotipica dettata dalla esaltazione consanguinea ammazza la razza.
La consanguineità aumenta la frequenza degli omozigoti e diminuisce quella degli eterozigoti, pertanto molte malattie e forme patologiche dovute a caratteri recessivi vengono a manifestarsi con il suo aumento. La consanguineità può essere utilizzata bene o male a seconda delle competenze e capacità dell’allevatore. È necessario partire da riproduttori veramente selezionati e controllati su un numero sufficiente di discendenti al fine di conoscere meglio il loro genotipo. Solo allora il riproduttore potrà essere utilizzato con una certa sicurezza anche con accoppiamenti in consanguineità.

Attenzione! Considerando la notevole consanguineità nella nostra razza, mancando ceppi alternativi mai accantonati, anche le patologie scheletriche sono fissate (anche, gomiti o cauda equina) così come le patologie cardiache o caratteriali.

La consanguineità permette di rilevare, in un numero ridotto di generazioni, le qualità e i difetti dei riproduttori utilizzati. Bisogna però non farsi prendere la mano e, per anticipare i tempi, impiegare accoppiamenti troppo stretti, perché così facendo facilmente si otterranno risultati negativi. L’allevatore deve sforzarsi di essere obiettivo, non lasciandosi trascinare dai sentimentalismi e analizzare i propri prodotti con la massima scrupolosità.
La consanguineità senza una selezione rigorosa è un grave errore che può portare anche a considerevoli deterioramenti della qualità del proprio allevamento. Gli allevatori preparati temono la consanguineità specie quando l’allevamento ha un numero limitato di soggetti, poiché si sa già in partenza che in breve tempo si arriverà a una situazione senza via di uscita, infatti da una parte l’allevatore sarà tentato a continuare con il suo “ceppo” e dall’altra sa che può andare incontro a degenerazioni legate all’eccessiva omozigosi.
D’altra parte l’impiego di nuovi riproduttori comporta l’introduzione di nuovi geni che potrebbero anche essere legati a caratteri indesiderati vanificando anni di lavoro e di selezione. È pertanto importante conoscere fino a che limite di consanguineità si può arrivare e con che rapidità questa possa aumentare impiegando differenti accoppiamenti tra parenti.

Questi importanti progetti non possono essere realizzati dal solo allevatore ma attraverso l'ausilio della Società speciale, la sola che dovrebbe disporre dell'andamento nazionale della Società.

DEPRESSIONE DA CONSANGUINEITÀ
Abbiamo visto come l’accoppiamento tra parenti aumenti la percentuale di coppie di geni allo stato omozigote. La maggior parte di geni portatori di caratteri letali o che inducono gravi difetti si esprimono solo se presenti allo stato omozigote nel medesimo locus, in quanto normalmente sono nascosti da geni dominanti. Ecco pertanto spiegata la comparsa di anomalie e di caratteri indesiderati. Ma oltre a ciò la consanguineità porta anche a quella che viene normalmente definita depressione da consanguineità che si manifesta con una diminuzione della fecondità e con una minore vitalità e sopravvivenza.

I geni dominanti nascondono la presenza di geni portatori di caratteri letali o che inducono gravi difetti. Da qui la difficoltà di identificarli. Inoltre l'Autore esprime il principio, usualmente considerato, che la consanguineità comporti una depressione che si manifesta con una diminuzione di fecondità, della vitalità e della sopravvivenza. Gli Allevatori onesti non potranno che convenire che si ritrovano con le problematiche della nostra razza.
La conclusione dell'Autore è esemplare: la consanguineità...anche se non produce geni nocivi, permette che si manifestino caratteri allo stato latente di cui i riproduttori possono essere portatori.
Problemi non certo evidenziati dalle scorribande folkloristiche nei ring atte ad apprezzare per lo più soggetti d'effetto, ma forse dequalificati geneticamente.

Le cause di ciò sono probabilmente parecchie e oltre alla segregazione di geni recessivi che hanno spesso effetti sfavorevoli in condizioni omozigoti, si suppone anche che una ridotta frequenza di coppie di geni allo stato eterozigote ed una variazione dell’equilibrio tra loci con coppie di geni eterozigoti ed omozigoti siano alla base dell’effetto degenerativo. In linea generale si può affermare che la consanguineità da, in termini di fitness, risultati inferiori agli accoppiamenti casuali o agli incroci. Infatti anche se non produce geni nocivi, permette che si manifestino caratteri allo stato latente di cui i riproduttori possono essere portatori.
D’altro canto è bene rendersi conto che la consanguineità è l’unico mezzo per conoscere l’eventuale presenza di caratteri indesiderati in soggetti selezionati, per “purificare” le linee genetiche.

L'Autore ribadisce giustamente che l'uso della consanguineità serve a far affiorare problemi nascosti, esaltati dall'azione dell'omozigosi. A questo proposito concorre molto anche l'opportunistico silenzio di chi, allevando, scorge l'insorgere di questi problemi.

Sfortunatamente i soggetti portatori di geni negativi o indesiderati sono anche portatori di geni con effetti positivi e a volte con caratteri particolarmente ricercati e pertanto diventa difficile la loro eliminazione.
Nonostante la consanguineità porti questi effetti negativi è possibile allevare e mantenere dei ceppi consanguinei per diverse generazioni, anche se ciò comporta la perdita di molti individui e di molte linee. Vi sono diversi ceppi di animali da laboratorio (topi, ratti, cavie, ecc.) che hanno raggiunto livelli di omozigosi molto elevati e che mantengono un notevole vigore. Ciò però presuppone una drastica selezione, senza tanti sentimentalismi, cosa che nell’ambito dell’allevamento canino diventa molto difficile.

OUTBREEDING E VIGORE IBRIDO
È l’opposto della consanguineità e si ottiene accoppiando tra di loro individui appartenenti a popolazioni non legate da parentela diretta, come differenti razze, linee genetiche o famiglie; ovviamente a noi interessano solo queste due ultime possibilità. Esistono diversi tipi di incrocio sempre più utilizzati in zootecnia per la produzione di animali da reddito, ma nell’allevamento canino se ne possono utilizzare solo alcuni; uno di essi è l'incrocio intercorrente, chiamato anche rinfrescamento del sangue, che viene praticato utilizzando riproduttori appartenenti ad un altro “ceppo”, quando tra i soggetti dell’allevamento si manifestano i sintomi di depressione da consanguineità. Ha lo scopo di introdurre materiale genetico nuovo, in modo da ottenere una ridistribuzione e la possibilità di combinazioni genetiche favorevoli. L’incrocio oggi più largamente utilizzato in zootecnica è quello industriale in quanto permette di ottenere i vantaggi dell’eterosi, chiamata anche vigore ibrido. L’eterosi da una superiorità nelle prestazioni produttive dei figli rispetto ai genitori ed anche maggior vigore fisico e resistenza alle malattie.
prima generazione (FI) individui AB (incrocio a due vie). I riproduttori della linea C vengono accoppiati con la linea D, per produrre CD. A questo punto potremo accoppiare AB con C oppure con D (incrocio a tre vie) o ancora potremo accoppiare AB con CD (incrocio a quattro vie). Come si vede le possibilità di accoppiamenti sono molteplici. Si tratta di individuare l’incrocio che dia i migliori risultati e poi continuare con esso. In ambito canino spesso la linea si identifica con l’allevamento e pertanto le possibilità a disposizione per una adeguata programmazione di incroci di questo tipo sono molte. Un altro tipo di incrocio è quello tra famiglie. Sostanzialmente non si differenzia molto dal precedente, se non che la famiglia è identificata da un più ristretto numero di animali rispetto alla linea.

Quanto esposto, concettualmente, è molto interessante sotto diversi aspetti, tuttavia la selezione della razza, intesa solo ad esaltare determinati ceppi, riduce al minimo la possibilità di un rinfresco di sangue che procura vantaggi nella riproduzione.

ACCOPPIAMENTI PER SIMILITUDINE E COMPENSAZIONE
A seconda delle caratteristiche dei due riproduttori gli accoppiamenti potranno essere fatti per similitudine o per compensazione. Per similitudine quando i due individui si equivalgono per tipo, costruzione e carattere; per compensazione quando i pregi di uno vanno a compensare i difetti dell’altro e viceversa. Questi due criteri possono essere applicati sia con accoppiamenti in consanguineità che non. Anche se generalmente in consanguineità si ha maggiore uniformità, con l’accoppiamento per similitudine si avrà una buona omogeneità di tipo, ma verranno fissati tanto i pregi che i difetti e sarà difficile ottenere soggetti eccelsi.
L’accoppiamento per compensazione non sempre da luogo a soggetti omogenei, specie se effettuato tra parenti. Se ad esempio accoppiano un soggetto con una testa eccessivamente pesante con un altro con una testa molto leggera, non è detto che il risultato sia una testa corretta. Se l’accoppiamento è tra non parenti, e il carattere è di tipo quantitativo, cioè dovuto a più geni, potremo avere prole omogenea in prima generazione, ma discontinua in quelle successive. I risultati più soddisfacenti e utili ai fini dell’allevamento, per quanto concerne i caratteri quantitativi, si otterranno con accoppiamenti per compensazione nell’ambito di riproduttori tra loro non parenti, che però daranno risultati positivi solo in prima generazione.

Questi tipi di accoppiamento sono frequentemente in uso nell'allevamento della nostra razza perché la varietà dei ceppi originali ha sempre imposto contrapposizioni compensatrici e, una volta raggiunti i traguardi prefissati, ci si adopra ad unioni in similitudine, ossia tra soggetti che hanno raggiunto le caratteristiche progettate. Giustamente l'Autore osserva  che tali tipi di accoppiamento forniscono occasionali risultati ma non sono stabilmente fissati nei geni di tali riproduttori, ossia anche un validissimo soggetto può essere un fuoco fatuo. Ancora la Società dovrebbe garantire il reale potenziale genetico dei riproduttori.

CALCOLO DEL GRADO DI CONSANGUINEITÀ
Uno dei metodi più comuni per misurare il coefficiente di consanguineità fu messo a punto da Wright nel 1921 e ci permette di misurare la probabilità che due geni di un medesimo locus siano identici, in quanto provenienti da un medesimo antenato. Questo coefficiente che viene indicato con F ci permette anche di misurare l’aumento del grado di omozigosi in seguito all’impiego della consanguineità. Il valore di F dipende dal grado di parentela tra i genitori dell’individuo considerato, cioè dalla presenza più o meno lontana di un antenato comune nell’albero genealogico. Se gli antenati in comune sono più di uno, l’apporto sarà maggiore, e bisognerà calcolarlo sommando il contributo di ciascun antenato.
in cui: Fx = coefficiente di consanguineità di X. n = numero di generazioni tra il padre di X ed un ascendente comune sia al padre che alla madre. n1 = numero di generazioni tra la madre di X e lo stesso ascendente comune. R = sommatoria (dei contributi diversi dovuti a ciascun ascendente comune). FA = coefficiente di consanguineità dell’ascendente comune, nel caso questo individuo sia esso stesso consanguineo.
Per facilità di calcolo è bene rappresentare l’albero genalogico con un diagramma a vie, contando le generazioni dai genitori di X all’ascendente comune. Il fattore 1/2 indica che il contributo dei geni si dimezza ad ogni generazione. È pertanto evidente che gli antenati vicini influiscono più di quelli lontani nel determinare il grado di consanguineità. Infatti i contributi degli ascendenti comuni a distanza di 1,2,3,4 generazioni rispetto ai genitori sono in ordine di (1/5)3 = 12,5%; (1/5)5 = 0,0313%; (1/5)7 = 0,0078; (1/5)9 – 0,0019. Quindi se il soggetto X presenta un ascendente comune 5 generazioni prima (4 dai genitori), il contributo dell’ascendente comune sarà: (1/5)4+4+1 = (1/5)9 = 0,0019. In considerazione dei contributi modesti che possono dare gli ascendenti lontani, è d’uso non andare oltre la sesta generazione. È evidente che F misura il coefficiente di omozigosi in confronto a quella preesistente nella popolazione originaria. Quando si indica il coefficiente di consanguineità è buona norma specificare sempre in quante generazioni è stato calcolato e il periodo a cui si riferisce. Con il largo impiego dei calcolatori elettronici è possibile risalire con maggior celerità al calcolo del coefficiente di consanguineità con il sistema degli algoritmi. I dati disponibili in letteratura relativi ai valori del coefficiente di consanguineità nelle popolazioni di cani iscritti ai libri genealogici non sono molti. Da uno studio condotto da Robustellini nel nostro istituto nel 1981-82, sul Bracco Italiano, abbiamo rilevato che la maggior parte delle cucciolate hanno un coefficiente di consanguineità compreso tra 0,04 e 0,08, sebbene vi sia anche qualche cucciolata con consanguineità più elevata compresa tra 0,24 e 0,28. Più recentemente Gandini e collaboratori (1991) hanno rilevato la consanguineità media nei pastori bergamaschi iscritti ai libri genealogici, con tre o più generazioni complete di ascendenti riscontrando valori di 0,0292 (DS 0,0601), e, nei pastori maremmano-abruzzesi di 0,0050 (DS 0,0300). Lingaas e collaboratori (1990) hanno determinato il livello di consanguineità in Golden Retriever della Norvegia in studi sull’incidenza della displasia dell’anca.

Per il calcolo della consanguineità l'Autore consiglia la formula del Wright, molto più semplice è quella del Willis. Di questi metodi matematici parleremo in altra occasione.
Tuttavia, per l'Allevatore, è sempre importante scandirne la presenza contando le generazioni. E' più facile, infatti,  comprendere che il 2/2 rappresenta una consanguineità stretta mentre dal 3 sino al 4 tende ad essere una consanguineità media, dal 5 in poi una consanguineità larga.
E' molto importante, per la valutazione della consanguineità, porre attenzione non solo alla distanza del soggetto in esame dagli avi ripetuti, quanto considerare anche quante volte sono stati ripetuti poiché questo crea sovrapposizione e dà forza alla presenza dei soggetti consanguinei.
Se in un esame genealogico leggo 3/3 sta a significare che il bisnonno è presente sia in linea paterna che in linea materna una volta, mentre se leggo 3,3/3,3 sta a significare che il bisnonno è presente sia in linea paterna che in linea materna due volte.
Se in un esame genealogico leggo 4/4 sta a significare che il trisnonno è presente sia in linea paterna che in linea materna una volta, mentre se leggo 4,4/4,4 sta a significare che il trisnonno è presente sia in linea paterna che in linea materna due volte.
Ancora è importante esaminare un pedigree perché possiamo rilevare, attraverso un accurato esame, che un soggetto, apparentemente non consanguineo, potrebbe avere uno dei genitori fortemente consanguineo. Rilevare una consanguineità pari a 0/2,2 deve far riflettere nell'effettuare eventuali ulteriori consanguineità sulla parte consanguinea del soggetto.

CONCLUSIONI Nell’allevamento canino è importante produrre animali sani sotto tutti gli aspetti, vitali, forti, con una buona resistenza ad ammalarsi: è doveroso perseguire ciò con impegno e non limitarsi all’unico obiettivo di produrre qualche soggetto eccelso da presentare sui ring delle esposizioni.
Condizione importante per ottenere una larga base di individui vigorosi è di non raggiungere livelli troppo elevati di consanguineità seguendo alcuni concetti generali: – evitare accoppiamenti troppo stretti come fratello-sorella, genitori-figli ed anche tra mezzi fratelli o nipoti-nonni; – non effettuare accoppiamenti in consanguineità in allevamenti con numerosità troppo ridotta; – impiegare il maggior numero possibile di stalloni, utilizzando anche soggetti giovani; ciò ridurrà considerevolmente il coefficiente di consanguineità; – calcolare il coefficiente di consanguineità teorico all’atto della programmazione degli accoppiamenti. Spesso alla base di una elevata consanguineità sta la convinzione che i propri soggetti siano i più belli e che ricorrendo all’esterno per accoppiamenti si corra il rischio di inquinare i propri prodotti. Ma ciò è sempre dettato da superbia e spesso da ignoranza perché pregi e difetti esistono dappertutto, ma è evidente che quelli degli altri si vedono più facilmente. Non pensiamo di poter procedere all’infinito con accoppiamenti solo all’interno di un allevamento; prima o poi bisogna ricorrere all’esterno; tanto vale pertanto non aspettare troppo. Molti sono coloro che vogliono dare un’impronta personale al proprio allevamento ponendosi come obiettivo un proprio tipo e producendo soggetti tutti uguali, come se provenissero da uno stampo, dimenticando che si possono avere tanti campioni ognuno con la propria impronta e fisionomia. Gli allevatori di cani si devono rendere conto che alla consanguineità va il dovuto rispetto; essa va giustamente considerata e, perché no, a volte temuta, per gli effetti che può dare. Inoltre, questa pratica va sempre accompagnata a una rigorosa selezione.

Sulle conclusioni non esprimo commenti dal momento che sono fin troppo esplicite.
La lettura di questo scritto deve farci riflettere. Quando si portano critiche alla selezione della razza non sono per un semplice voler discutere ma perché si tien conto di realtà oggettive. Alla luce delle considerazioni del Prof. Cavalchini si evidenzia quanto sia superficiale l'apprezzare soggetti solo perché hanno vinto in un ring attraverso una corsa sfrenata. D'altra parte la teoria delle corse sfrenate ci lascia ancora al palo, dopo 50 anni di indagini, nel progetto risanatore della displasia.

Considerazioni sulla lettura dell'articolo del Prof. Guidobono Cavalchini

La consanguineità è un mezzo per fissare caratteristiche.

I soggetti che impieghiamo in consanguineità non devono essere afflitti da difetti perché la consanguineità tende a fissare i pregi ma anche i difetti (per difetti non s'intendono solo i difetti morfologici, ma anche quelli  caratteriali, quelli comportamentali, la necessaria libido dei maschi, la predisposizione alla maternità delle femmine, la presenza di malattie ereditarie).

Per un corretto uso della consanguineità è necessario avere esatta conoscenza dei soggetti che impieghiamo in consanguineità e considerare se il soggetto è, a sua volta, consanguineo e su quali soggetti. Per questo motivo ho proposto nel blog l'analisi dei vari riproduttori siano essi maschi che femmine.

E' ancora importante porre attenzione se un soggetto appare non in consanguineità, tuttavia lo potrebbe essere nell'albero paterno o materno.

E' altrettanto importante considerare che i soggetti consanguinei hanno, spesso, una diversa efficacia riproduttiva per la loro specifica pressante potenza che si manifesta in ogni caso in modo differente.
La sia pur ripetuta lontana presenza di Dago Schloß Dahlhausen è avvertita ancora dopo molte generazioni e chi ne conosce le caratteristiche le riscontra. Molti tronchi lunghi con buon profilo dorsale sono ancora generati dal suo seppur lontano influsso. Al contrario, alcune consanguineità sottolineano flebilmente la loro presenza. Capacità dell'allevatore valutarle e distinguerle.

La consanguineità presente nella razza tende a diminuire la varietà dei geni, molti dei quali possono avere un effetto positivo sulla selezione della razza.

La matrice della restrizione deriva dal principio dell'uniformità tipologica, peraltro imposta prevalentemente da Hermann Martin ma in contrasto con Christoph Rummel, il quale si era sempre adoprato all'allargamento tipologico per mantenere l'arricchimento del pool genetico. Rummel era un Veterinario e conosceva questi principi. Hermann Martin era un Notaio e credeva di gestire la razza come un uniforme archivio catastale.

Si potrà notare come in Italia ci si stia accartocciando sulla linea di sangue di Furbo che, ricca di alcuni successi, non può essere la sola a mantenere in vita un allevamento nazionale.

Un'ulteriore considerazione per avvalorare l'argomento: osservando il pedigree di Remo Fichtenschlag troviamo Hill Farbenspiel in consanguineità 3/3, essendo sia bisnonno paterno che materno. Da ciò bisogna valutare che Remo può nascondere la possibilità di trasferire caratteristiche di un dominante come Mutz Pelztierfarm, quali ad esempio colori non marcati.




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