BIOMECCANICA - COME SI MUOVONO I CANI - In testo - Adatto per traduzione in lingua straniera
Prima parte
Una premessa importante
L’intento di questo lavoro è
analizzare l’andatura del cane e apprezzare la funzione dei gesti: solo così si
può distinguere l’ideale per ogni razza ed apprezzare l’ideale della propria.
Il progetto originale per il movimento
Il primo essere vivente era un microorganismo nato
in un ambiente favorevole. Evolvendosi in strutture, le cellule ebbero la
necessità di conquistarsi uno spazio vitale. Avvantaggiate furono quelle la cui
forma permetteva uno spostamento. Milioni di anni di evoluzione migliorarono il
loro dinamismo procurato dal “bricolage evolutivo” di cui si avvale la natura.
Con il trascorrere del tempo, le forme degli esseri
primordiali divennero specialistiche. Aria, terra, acqua sono i tre elementi
che consentirono la vita e gli esseri vertebrati, nati da un’unica matrice
originale, si adattarono per sopravvivervi.
La prova della loro origine comune è riscontrabile
osservando l’arto anteriore di molti vertebrati che, pur con funzioni diverse,
salvo modeste variazioni, ha segmenti ossei comuni. Anche le vertebre del collo
sono di egual numero sia nel bulldog, quanto nella giraffa in cui varia
unicamente la forma e la dimensione, a riprova di un progetto originale che,
come un mobile modulare, compone una struttura per soddisfare varie esigenze.
L’analisi del movimento
Prima di considerare le motivazioni selettive che
gravano sull’azione dinamica del cane, dobbiamo comprendere alcuni principi
essenziali utili per lo studio del movimento. Le antiche intuizioni basate sulla
semplice osservazione si sono dimostrate insufficienti e, in molti casi,
erronee.
L’università degli studi di Parma, facoltà di
medicina veterinaria, parlando dello studio della biomeccanica, segnala, nello
scorrere di un approfondito studio della colonna vertebrale del boxer, che:
- “Dopo la rivoluzione francese venne effettuata un’approfondita analisi
dell’andatura del cavallo che rivelò movimenti non visibili ad occhio
umano. Lo studio venne fatto
utilizzando 24 macchine fotografiche che, in sequenza, a tempi predeterminati,
con un’esposizione sotto 1/6000 di secondo, catturavano le immagini di cavalli
che si muovevano sia al trotto che al galoppo. I tempi di appoggio al galoppo
da quel momento in avanti risultarono essere quattro, contrariamente a quanto sino ad allora si era
creduto.”…
-“Analizzando tutti i valori relativi
allo spostamento della vertebra T6, innanzi tutto, notiamo come questo sia
completamente spostato nella parte sinistra dell’animale, senza mai raggiungere
il piano sagittale. Questo conferisce al movimento complessivo della colonna
spinale una struttura asimmetrica, ove il treno posteriore è spostato
lateralmente rispetto al treno anteriore. Di conseguenza ciò ci permette dire
che gli arti non si muovono come se si trovassero su due binari.”
Leggendo questi scorci del lavoro citato si
evidenzia che le intuizioni del passato abbisognano di verifiche.
Perché ogni razza deve rispettare la taglia
convenuta
Il riferimento di ogni studio del movimento
presuppone, come termine di riferimento, la taglia del cane. Questo criterio
trae origine dal principio che ogni dimensione determina i valori statici e
dinamici cui fare riferimento. Per questo lo standard di ogni razza indica la
taglia ideale, i margini di tolleranza e le misure prescritte derivano da
un’accurata osservazione della migliore efficienza del cane testato
dall’impiego.
L’accettare diminuzioni o superamenti della taglia è
un errore perché l’attesa funzionalità viene a mancare. Per comprendere questa
realtà ci si avvale del principio esposto da Galileo nel 1638
“Quando un oggetto subisce un aumento proporzionale
nel formato, il relativo nuovo volume è proporzionale al cubo del
moltiplicatore e la relativa nuova area proporzionale al quadrato del
moltiplicatore.”
La spiegazione scientifica è piuttosto complessa
mentre risulta chiara con alcuni esempi pratici.
La biomeccanica, traendo spunto dall’enunciato di
Galileo, suggerisce che, se un animale fosse ingigantito, la resistenza
muscolare sarebbe di molto ridotta poiché la sezione dei relativi muscoli
aumenterebbe proporzionalmente al quadrato, mentre la massa aumenterebbe al
cubo. Di conseguenza anche le funzioni cardiovascolari diverrebbero
insufficienti.
Un ingigantimento proporzionale degli uccelli per
volare li costringerebbe ad agitare le ali molto più velocemente per ottenere
il sostentamento aerodinamico, compromettendo la loro resistenza.
Questo principio permette anche di comprendere che
il bombo, l’ape gialla e nera dal grosso corpo e dotata di piccole ali, non
potrebbe volare se le sue dimensioni fossero ingigantite. Tanto vale in
ingegneria per la frenata dei veicoli o per l’edificazione di grandi
costruzioni che abbisognano di differenti materiali poiché aumentando il volume
si verifica uno sproporzionato incremento delle masse nei confronti delle
superfici.
Il principio spiega pure, all’impreparato
spettatore, che gli insetti giganti, i ragni e altri animali visti nei film
dell’orrore non sono realistici perché il loro nuovo enorme formato li farebbe
schiacciare a terra. Fanno eccezione gli animali acquatici giganti che, vivendo
nell’acqua, sono da essa sostenuti, tanto
che per i grandi cetacei l’insabbiamento rappresenta la morte.
Da quanto esposto si deve convenire che la piena
efficienza di una razza si sviluppa rispettando le misure della taglia e del
relativo peso indicate dagli esperti compilando lo standard di ogni razza.
Peso e Massa
Il peso di un cane è un dato esatto che si esprime
in chilogrammi, tuttavia non è in grado di darci misura della sua costituzione.
La stima deriva dalla massa del cane essendo il rapporto intercorrente tra la
statura ed il peso.
In virtù di questa relazione, un cane piccolo può
avere una notevole massa ed essere definito pesante, così come un cane di
grande taglia, dalla modesta massa, essere definito leggero. Ad esempio, un
basset hound alto circa 35 cm e del peso di 25 kg è definito di costituzione
pesante, ossia ha una grande massa, un levriero inglese alto circa 70 cm e del
peso di 35 kg è definito di costituzione leggera.
Gravità, inerzia, forza centrifuga: tre forze
che gravano in maniera determinante sul movimento del cane
la gravità
La gravità terrestre esercita la sua azione
attrattiva sul corpo del cane e ne determina il peso e conseguentemente la sua
massa. Ogni corpo e ogni oggetto non avrebbero peso se non fossero attratti
dalla gravità terrestre. Nello spazio il peso di un cane è qusi nullo, mentre
sulla luna il suo peso sarebbe
circa 1/6 di quello riscontrabile sulla terra essendo la forza gravitazionale
su quel piccolo pianeta di gran lunga inferiore.
Per questo la conoscenza della massa ha notevole
importanza in quanto la gravitazione converge le sue forze in un punto, in
funzione della forma. Questo punto è il baricentro di un corpo, così come del
cane, che permette, sollevandolo, di farlo restare sospeso ad filo in perfetto
equilibrio.
La gravità esercita la propria azione sul baricentro
del cane e, quando sollevando un piede, la sua proiezione a terra esce dal
quadrilatero di sostegno, costituito dai quattro arti, lo induce a cadere in avanti senza un
impiego di forza.
La caduta ( meglio l’avanzamento in avanti ) sarà
più facile quando il baricentro è alto e il piano d’appoggio stretto. E’ la
condizione caratteristica dei cani veloci.
La caduta sarà più difficile quando il baricentro è
basso e il piano d’appoggio largo. E’ la condizione caratteristica dei cani
lenti.
l’inerzia
L’inerzia è quella forza che tende a mantenere la
spinta iniziale impressa ad un corpo. Per apprezzare i vantaggi dell’inerzia,
dobbiamo ricordarci quanto accade quando saliamo su di una bicicletta. Da fermi
la bicicletta non si regge, mentre in movimento l’inerzia le consente di
restare verticale al terreno e sopportare il nostro peso. L’impulso delle prime
pedalate comporta la presenza di azioni laterali contenute con il controsterzo
del manubrio che genera una forza centrifuga antagonista poi, con l’incremento
della velocità, la bicicletta avanza perpendicolare al terreno e, anche senza
sforzi, prosegue per molti metri esaurendo lentamente la spinta impressa. Tanto
vale anche per il cane. L’azione di contenimento del manubrio nelle prime fasi
della partenza simula gli sforzi esercitati dal cane nel tentativo di
convergere al centro le proprie spinte portando i piedi verso un’unica linea
flettendo gli arti verso l’asse sagittale del cane.
la forza centrifuga
La forza centrifuga è una forza che si genera in
particolari momenti durante le andature del cane, in particolare quelle veloci
come il galoppo. A differenza della forza d’inerzia, la forza centrifuga tende
a far sbandare il cane durante una curva o una variazione di percorso. Il cane
vi si oppone inclinandosi all’interno, come sciatori e motociclisti, quasi a
puntarsi contro il terreno per evitare di essere portato fuori dal tracciato
della curva che intende fare. Oppone anche la coda che agisce come timone
aerodinamico contrario per ristabilire l’equilibrio del suo corpo sbandato,
roteando anche per sviluppare forze giroscopiche che lo aiutano a mantenersi
nel percorso programmato. Altrettanto la testa e il collo assecondano questo
effetto antagonista e lo sguardo anticipa il percorso.
Il centro di gravità del cane: il baricentro
La zoognostica tradizionale, dice il Prof. Barbieri,
seguendo gli insegnamenti suggeriti dal fisiologo Pugliese, “ il centro di gravità del cane si
trova un poco più innanzi del punto d’inserzione delle due linee ortogonali tra
loro, di cui una verticale al suolo tangente all’ipofisi xifoidea dello sterno, l’altra orizzontale al
suolo e passante per il piano sagittale del corpo. La linea che unisce questo
punto con il suolo si chiama linea di gravitazione; deve necessariamente cadere
nella base di sostegno formata dai quattro piedi in appoggio sul terreno ed è
più vicina all’anteriore che al posteriore”.
La fisica dice che è possibile individuare
graficamente il baricentro considerando le forze che gravitano sul corpo,
mentre lo zoognosta lo deve individuare, di volta in volta, idealmente in
funzione delle svariate anatomie ed andature.
Il movimento del cane
Il cane, senza l’ausilio degli arti, non potrebbe
muoversi, il baricentro reso vicino al terreno lo renderebbe stabile ma
immobile. Per muoversi la natura lo ha dotato di pilastri, gli arti, che
innalzano il suo baricentro dal suolo e lo predispongono all’instabilità
essenziale per il movimento.
Ancorati al corpo del cane, gli arti, se fossero
rigidi, consentirebbero solo un gesto pendolare che farebbe avanzare il cane
come un robot che traballa. L’incremento della frequenza dei movimenti
pendolari lo renderebbero saltellante tanto da comprometterne la stabilità.
Esprimerebbe un movimento prossimo a quello degli animali pesanti e poco
dinamici, come l’elefante, che procede muovendo i suoi arti costruiti come
grossi pilastri.
La natura, per rendere i quadrupedi dinamici, ha
escogitato varie soluzioni. Il cane, appunto per la poliedricità delle sue
forme e degli impieghi cui è destinato, adotta andature che si ripetono in
altre specie di animali. Il bulldog dagli arti brevi e rigidi ricorda nel gesto
l’ippopotamo, i molti trottatori resistenti ricordano l’andatura del cavallo
trottatore, il levriero il galoppo
delle gazzelle e dei felini.
La frammentazione dei segmenti ossei
Per ottenere un movimento fluido e veloce, la natura
ha frazionato gli arti in segmenti che insieme compongono lo scheletro del
cane. La loro lunghezza varia per sviluppare l’andatura cui sono destinati.
La lunghezza di alcuni segmenti ossei, resi mobili
dalle articolazioni, deve superare la misura che avrebbero posti verticalmente.
L’espediente per inserire un segmento più lungo in
uno spazio definito è quello di inclinarlo: questa è la ragione per cui alcuni
segmenti ossei sono posti in maniera diagonale rispetto all’asse verticale
dell’arto.
La maggior lunghezza totale dei segmenti in cui
viene scomposto l’arto, ottenuta con l’inclinazione dei segmenti ossei,
consente un gesto armonico del movimento.
L’arto al tempo stesso può essere composto di
segmenti ossei con diversa lunghezza ed inclinazione che permettono la varietà
delle andature. La misura delle inclinazioni è espressa in gradi sessagesimali
che si misurano riferendoli alla linea orizzontale che attraversa il loro punto
di origine. Queste inclinazioni esaminate nel loro insieme determinano le
angolazioni.
I segmenti ossei preposti al movimento non sono
rigidamente fissati al corpo e
possono esprimere ampi gesti, in avanti e in dietro, lungo il piano sagittale
del corpo del cane ma anche spostamenti dal suo piano verticale. Tuttavia i
movimenti che deviano in senso laterale dall’asse sagittale del cane non
possono essere eccessivi altrimenti l’efficienza meccanica, attraverso
direzioni fuorvianti, sarebbe compromessa. Per queste ragioni si generano forze
atte a compensare e limitare i movimenti devianti convergendole verso l’asse
sagittale a favore dell’azione propulsiva.
I piedi per effetto di quest’azione tendono ad
allinearsi su di un’unica linea rendendo il gesto più veloce per il
restringersi del piano di appoggio ed al tempo stesso più stabile, abbassandosi
il baricentro per effetto dell’inclinazione degli arti verso il piano
sagittale.
E’ un’azione facile per i cani dai lunghi
avambracci, con flessibilità articolare ed un torace che tende all’ovale,
mentre è difficoltosa per i cani, dal largo torace e arti brevi, costretti ad
ogni passo ad un dispersivo
movimento laterale che li rende lenti.
I principi che generano l’impianto motorio del
cane
Un più approfondito esame deve portarci a
comprendere la funzione della lunghezza dei segmenti ossei:
è relativa, quando si valutano le parti nelle quali
la natura ha scomposto gli arti. L’entità della loro misura è dedotta
rapportandola alla lunghezza totale dell’arto di appartenenza. Questa stima ci
permette di affermare, ad esempio, che l’avambraccio di un levriero è più lungo
dell’omero, così come, osservando un bassotto, che l’avambraccio è più corto
dell’omero, altrettanto affermare che un piccolo chiuaua ha arti lunghi ed il
bulldog, sebbene più alto, ha arti corti.
è assoluta, quando la misura totale degli arti si confronta
con la taglia del cane. Questo criterio ci permette di dire che il levriero è
un cane molto grande ed il bassotto piccolo.
Le angolazioni esigono spazio
Le angolazioni, abbiamo già detto, sono il mezzo che consente di mettere
in un determinato spazio un segmento più lungo dello spazio stesso a lui
riservato verticalmente. Quando i libri sono troppo alti e non entrano nella
scaffalatura di una libreria non ci resta che metterli inclinati. Bisogna anche
considerare che quanto più sarà pronunciata l’inclinazione tanto più sarà lungo
il segmento che noi possiamo infilarvi. Inoltre, si badi bene, tanto più sarà
inclinato, tanto più le epifisi dell’osso, la superiore e l’inferiore,
discosteranno tra loro dall’ipotetica retta perpendicolare che collegherebbe i
due punti estremi di un segmento posto perfettamente verticale.
Quanto enunciato stabilisce che:
- un segmento quanto più è inclinato tanto è più
lungo
- un segmento quanto più è inclinato tanto più
spazio trasversale necessita per contenerlo.
L’angolazione del segmento osseo non rappresenta il
solo vantaggio di disporre un segmento più lungo in un preciso spazio, ma
permette anche di convivere con l’inserzione ideale dei muscoli per ottenere il
massimo rendimento della loro azione. In alcuni casi l’inclinazione di un osso
può apparire non ottimale osservando il cane da fermo, mentre lo diviene quando
il cane è in movimento.
Accade pure che durante le azioni delle andature, i
segmenti ossei consentono azioni vantaggiose quando si trovano in una particolare
posizione, mentre nel proseguire nel gesto possono essere esercitare azioni
passive e di scarso impegno.
Ad esempio l’arto posteriore quando il muscolo
gastrocnemio si contrae per muovere il garretto esprime la massima potenza muovendo il calcaneo,
quando l’arto si alza nella scalciata il suo impegno è nullo.
Le articolazioni e la mobilità dei segmenti
ossei
La mobilità dei segmenti ossei è permessa da
cerniere di vario tipo, le articolazioni, che rivestono grande importanza
poiché dalla loro efficienza dipende la qualità del gesto.
Le articolazioni sono distinte in diartrosi,
preposte ai grandi gesti motori, e sinartrosi, destinate a modesti movimenti
con compito prevalentemente ammortizzante.
Le diartrosi permettono le andature e la loro efficienza
dipende dallo scarso attrito la cui qualità è anche dote individuale. L’ampiezza dei passi e la migliore
efficienza articolare dipendono da qualità individuali che permettono,
nell’uomo ad esempio, a soggetti particolarmente dotati, di esibirsi negli
spettacoli come contorsionisti. In genere nella specie umana è un pregio più
frequente nella donna avendo, per natura, un corpo più flessibile, mentre il
corpo dell’uomo, predisposto alla forza, tende ad essere più rigido. Tanto vale
nel cane. Osservando l’andatura di una femmina sovente si nota una maggior
elasticità che nel maschio, proprio per le ragioni appena espresse.
La flessibilità e la scorrevolezza sono pregi che si
perdono anche con l’età, divenendo gli impianti articolari fibrosi e, pertanto,
meno duttili e flessibili.
Le articolazioni consentono precise escursioni per
assolvere il gesto dinamico cui sono preposte. Hanno forme che sviluppano vari
gesti compresi quello rotatorio del cranio. Ogni articolazione permette l’inizio e la fine del gesto
cui è preposta.
Giudicando un cane da fermo si può notare una
scapola non convenientemente inclinata, mentre in movimento la vediamo
esprimere un gesto ottimale dovuto alla miglior scorrevolezza articolare e alla
maggiore elasticità muscolare.
Anche questo è un motivo per ribadire che l’efficienza dinamica presunta
da un giudizio da fermo va sempre verificata con un’idonea prova in movimento.
Considerazioni sulla funzione dei segmenti
ossei che generano il movimento
La lunghezza dei segmenti ossei dell’arto genera la
possibilità di un gesto più ampio. La lunghezza determinante per l’ampiezza del
passo è a carico soprattutto dell’avambraccio che caratterizza l’andatura e
condiziona la dimensione degli altri segmenti ossei degli arti.
Si è soliti ritenere che l’allungo sia determinato
dall’inclinazione della scapola. Questo è vero in quanto favorisce la sgambata,
ma l’ampiezza del passo è determinata essenzialmente dalla lunghezza
dell’avambraccio. Il cane che, in assoluto, ha la miglior inclinazione della
scapola è il bassotto, ma non certo il movimento più ampio dell’anteriore,
anche in senso relativo.
La scapola e la buona lunghezza e inclinazione
dell’omero favoriscono l’apertura dell’avambraccio consentendogli una
pronunciata inclinazione in avanti.
I segmenti ossei dell’arto anteriore (scapola ed
omero) più lunghi ed inclinati e similari alla lunghezza dell’avambraccio, in
un cane della medesima taglia, risulteranno adatti al trottatore il cui ampio
gesto motorio consente al tronco di correre parallelo al terreno. Anche i
segmenti ossei del posteriore dovranno essere relativamente lunghi e
conseguentemente inclinati.
I segmenti ossei dell’arto anteriore (scapola ed
omero) più brevi perché posti quasi verticalmente e con l’avambraccio più lungo
di loro, in un cane della medesima taglia, risultano adatti ai galoppatori
poiché usano gli arti come aste su cui impuntarsi per scoccare dei balzi. Conseguentemente anche i segmenti del posteriore saranno
meno inclinati non necessitando di un’azione circolare, quanto propulsiva, per
spiccare salti. Un’azione impegnativa che solo una adeguata costruzione può
sopportarla per lungo tempo.
Differenze scheletriche, ma anche individuali
La comprensione delle ragioni che giustificano la
natura dell’impianto osseo diviene difficoltosa quando si analizzano le cause
che differenziano le andature. Solo un allevatore esperto, profondo conoscitore
delle razze, potrà individuare i motivi e le differenze tra razza e razza.
Vale ricordare quanto si caratterizza il galoppo di
un pointer o di un setter durante la ricerca sul terreno di caccia. E, ancora
più sottile ma altrettanto importante, la differenza del galoppo tra le tre
varietà dei setter (inglese, irlandese e scozzese), dovuta a lievi difformità
anatomiche, mosse da una diversa predisposizione attitudinale.
Differenze spesso indotte dall’ambiente culturale,
dall’impiego e dal territorio nei quali le razze furono selezionate. Per questo
motivo, molte sono identificate con il nome della terra d’origine.
Per addentrarci in queste conoscenze dobbiamo
studiare il processo adattativo attraverso il quale si muove il cane, analisi
che potrebbe essere riferita anche ad altre specie: il cavallo, il gatto, la
lepre, lo scoiattolo, l’elefante.
L’importanza dell’omogeneità delle angolazioni
e della proporzione dei segmenti ossei
Di grande importanza è la giusta angolazione degli
arti in funzione della razza e della sua andatura. A volte la scarsa
angolazione dell’anteriore è compensata vantaggiosamente da un altrettanto
scarsa del posteriore.
Tanto vale nel gesto del trottatore, quanto nel
galoppatore.
Nel trottatore un posteriore molto angolato ed un
anteriore scarsamente angolato costringono il cane ad abbassarsi sull’anteriore
nel tentativo del cane di allungare il passo per adeguarlo all’azione della
spinta.
Il giudizio del ring non è sempre reale
Usualmente il giudizio di un cane in movimento è
effettuato nel ring valutandolo al passo ed al trotto sia che si giudichi un
trottatore, quanto un galoppatore perché sono andature che permettono di
esaminare la correttezza e l’ampiezza del movimento. I galoppatori dovrebbero
essere esaminati sul terreno adatto alle velocità tipiche dell’impiego. A
questa andatura sarebbero ravvisabili movimenti difettosi. Il giudizio del
movimento al galoppo comporta grande esperienza essendo questo gesto
caratterizzato da ogni razza ed espresso con rapido dinamismo.
La differenza meccanica tra l’arto anteriore e
quella posteriore è sostanziale
L’arto anteriore è trattenuto al corpo con particolari
legamenti. Questo perché l’arto anteriore deve assolvere il compito di
sostenere ed ammortizzare il corpo del cane e, al tempo stesso, con un
movimento continuo quasi circolatorio, asseconda gli effetti propulsivi
dell’arto posteriore.
L’arto posteriore è saldamente fissato nel corpo del
cane perché la sua spinta deve raccogliere tutta la forza propulsiva generata
dal garretto senza essere smorzata da effetti ammortizzanti.
Osservando gli arti si nota che la scapola, l’osso
principale da cui origina l’arto anteriore, è mobile, mentre il coxale, l’osso
principale da cui origina l’arto posteriore, è saldamente fissato al tronco del
cane attraverso le tre vertebre che costituiscono l’osso sacro, avanti le
vertebre del rachide, dietro le vertebre mobili della coda.
Seguono negli arti nell’anteriore, l’omero, e nel posteriore, il femore, due
segmenti rigidi che trasmettono l’impulso essenziale del gesto dinamico.
All’omero nell’anteriore e al femore nel
posteriore si uniscono due
segmenti ossei costituiti nel primo da radio e ulna nel secondo da tibia e
perone.
La particolare costruzione di questi segmenti deve
assolvere una funzione: radio e tibia quella sostenere lo sforzo di sostegno e
l’azione dinamica dell’avambracio, ulna e perone quella di gestire l’impegno
dinamico dell’azione muscolare che agisce sul calcaneo e provoca l’impulso del
movimento.
Da ultimo metacarpo e carpo sono composti da più
segmenti ossei perché con i piedi completano l’azione dinamica degli arti ed al
tempo stesso fungono da ammortizzatori.
Il cane nel suo insieme è come una carriola
Visto in un’ottica biodinamica, il cane va inteso
come una carriola caricata e sospinta da un manovale.
Avanti gli arti anteriori rappresentano il fulcro
che si sposta avanzando come la ruota della carriola, il peso nella parte
anteriore equivale al carico da trasportare, l’azione del manovale è simile
all’impulso impresso dal posteriore del cane che dal basso sale verso l’alto e,
al tempo stesso, spinge in avanti. La struttura nel suo insieme essendo la resistenza tra il fulcro, la ruota, e la potenza, il manovale che spinge,
si configura come una leva di secondo genere, sempre vantaggiosa. La spinta del
posteriore del cane è una forza vettoriale che ha una direzione e un senso e
soggiace alle leggi del parallelogramma.
Va inoltre ricordato che la maggior parte del peso
di un cane grava sull’arto anteriore. Questa differenza, dovuta all’anatomia
del cane, favorisce l’azione
propulsiva del posteriore.
In un
cane del peso di kg. 40, 24 kg. gravano sull’arto anteriore, 16 Kg. sull’arto
posteriore.
Per evitare una diversa pressione sui plantari dei
piedi anteriori e quelli posteriori, i piedi degli arti anteriori sono più
grandi di quelli posteriori. Essendo minore la superficie del piede posteriore e il minor peso da
sopportare, ne deriva che il peso sopportato da ogni cmq di ogni piede
posteriore è il medesimo, per cmq, a quello del piede anteriore.
Inoltre la minore superficie del piede del
posteriore diviene vantaggiosa per trovare un solido ed omogeneo punto di
appoggio sul quale effettuare la spinta.
Altrettanto avviene quando il giocatore del biliardo usa una stecca che
conclude con una piccola punta per effettuare un preciso colpo secco alla bilia.
La forma e la sostanza dello scheletro sono le
basi di un progetto anatomico
Valutando la sostanza di uno scheletro, la lunghezza
relativa e l’inclinazione delle ossa, può essere dedotto il progetto biologico
cui è destinato. Essendo il supporto e la matrice del movimento, determina, per
conseguenza, la forma della struttura che regge. Va ricordato che la natura
dell’impianto muscolare è direttamente proporzionale alla sezione dell’osso.
Lo scheletro asseconda anche le esigenze dinamiche e
funzionali della forma degli arti. Tanto che diviene più lungo nel trottatore
per consentire un ampio passo, più corto nel galoppatore per favorire la
successione dei salti, configurandosi come un più breve braccio di una leva da
sollevare.
Più tozzo e con maggiori diametri trasversi per i
cani lenti e forti.
Altrettanto si adegua con forme inconsuete per gli
arti dei bassottoidi.
Uno scheletro formato da una struttura ossea
robusta, con diafisi brevi, grosse articolazioni e un forte impianto muscolare
genera un cane robusto dal lento movimento. Essendo una struttura predisposta
alle azioni di forza, anche la reattività della razza cui è destinata sarà
minore.
Anche la struttura delle fibre muscolari nei
soggetti lenti e forti sarà composta prevalentemente da fibre rosse (fibre
lente) con elevate capacità di tipo ossidativo e molta vascolarizzazione, si
contraggono lentamente, generano una grossa quantità di forza e sono in grado
di produrre molta energia, anche se diluita nel tempo.
Questa è la natura biologica di un cane di tipo
costituzionale brachimorfo con costellazione endocrina anabolizzante. I tipi
morfologici d’elezione sono i mastini, i bulldog e le razze pesanti.
Una struttura ossea intermedia si correla a molte
razze destinate a vari impieghi che necessitano di un movimento dinamico, non
velocissimo ma molto resistente.
Essendo una struttura predisposta ad azioni dinamiche molto prolungate,
la reattività conseguente è di valore intermedio. I muscoli hanno capacità
adattative e assecondano il tipo di allenamento cui sono sottoposti,
evolvendosi nei loro muscoli fibre lente o veloci. Questa condizione si correla
alla natura dei mesomorfi che, per effetto della costellazione endocrina ideale
cui appartengono, riescono ad esprimere prestazioni di lunga durata,
condizionate anche dall’allenamento. I tipi morfologici d’elezione sono la
vastissima gamma di razze di media taglia tra cui i cani da pastore e molti
cani da caccia.
Uno scheletro formato da una struttura ossea
leggera, con diafisi lunghe e robuste e solide articolazioni, genera un cane
dal movimento dinamico. La più ridotta sezione ossea si coniuga con un impianto
dotato di muscoli lunghi e meno sostanziosi. Essendo una struttura predisposta
ad azioni rapide, anche la reattività della razza cui è destinata sarà
maggiore.
La struttura delle fibre muscolari nei soggetti
agili e veloci sarà composta da fibre bianche (fibre veloci) che hanno grandi
capacità di tipo catabolizzante, sono poco vascolarizzate ed hanno elevate
capacità contrattili che generano notevoli spunti di forza in brevissimi istanti. Questa è la natura biologica del cane
di tipo costituzionale dolicomorfo, sorretto da una costellazione endocrina
catabolizzante. I tipi morfologici d’elezione sono i levrieri e molte razze
anche di media taglia iper reattive.
Possiamo concludere affermando che ogni costruzione
deve correlarsi ad un adeguato motore biologico così come il telaio di
un’automobile di formula 1 impone la presenza di un motore super potente e con
scarsa vita, mentre il telaio di un trattore impone la presenza di un lento motore
potente destinato a durare nel tempo.
Longilinei, normolinei, brevilinei e nani
I cani possono essere anche suddivisi in :
longilinei, normolinei, brevilinei o nani
I longilinei sono soggetti nei quali prevale la lunghezza degli arti nei
confronti del tronco
I normolinei sono soggetti nei quali la lunghezza degli arti si pareggia
con le dimensioni del tronco
I brevilinei sono soggetti nei quali la lunghezza degli arti è inferiore
alla dimensione del tronco
I nani sono soggetti nei quali la dimensione del tronco è sproporzionata nei
confronti della lunghezza degli arti.
I nanoidi sono soggetti non caratterizzati da una
classificazione, nei quali prevale disarmonicamente la grossezza della testa e
del tronco a favore di arti corti, metacarpi molto corti, ossatura grossa,
piedi grossi. In loro è presente una notevole disarmonia che non si riscontra
nei cani piccoli anche brevilinei. Va conosciuta perché rappresenta un grosso
difetto peraltro patologico. A volte deriva da motivi genetici, in altri casi
può essere causata da rachitismo, oggi molto raro. Sono tracce facilmente
riscontrabili più da individui dallo spiccato senso estetico che dal
cinognosta. Il cane nanoide non è un cane piccolo, o brevilineo, ma un cane
affetto da sproporzioni scheletriche. Il suo aspetto deriva dalle proporzioni
infantili che non si sono completamente evolute in quelle del cane adulto.
Difficilmente oggi si notano soggetti con queste
caratteristiche, mentre si possono osservare soggetti con lievi tracce che
disturbano la loro armonia dell’insieme ed è spia in quella genealogia di latenti taratologie.
Cani dolicomorfi, mesomorfi e brachimorfi -
cani aerobici e anaerobici, cani potenti e lenti, cani resistenti trottatori e
galoppatori, cani iper reattivi e cani veloci
Le razze dei cani, come di molte specie, possono
essere distinte in molti modi. I grandi animali feroci, secondo il tipo di
aggressione, in predatori o assalitori di sorpresa; i cavalli possono essere
distinti attraverso l’impiego, da trotto, da tiro, da galoppo, oppure secondo i
colore dei loro mantelli.
Altrettanto i polli possono essere distinti in
galline da carne o ovaiole, come per il colore del loro piumaggio.
I cani possono essere distinti per taglia
dividendoli in grandi, medi, piccoli, nani, come per costituzione in
dolicomorfi, mesomorfi, brachimorfi, per tipo di mantello o per attitudine, da
caccia, da lavoro, da compagnia, da slitta.
E ancora possono essere fatte molte distinzioni
utili secondo l’ottica con la quale li analizziamo. Essendo lo scopo del nostro
lavoro la sola analisi dinamica degli arti, riproponiamo una suddivisione delle
razze che tiene conto delle loro andature.
La costellazione endocrina
Solo per informazione generale, diciamo che la
costellazione endocrina è costituita da molti apparati, le ghiandole. Queste
secernono ormoni che esercitano diverse importanti funzioni indispensabili per
lo sviluppo e l’attività del corpo. Lo Scagni dice “Le ghiandole concorrono
tutte, con alterno prevalere dei vari gruppi ormonici alla regolazione dei tipi
costituzionali”.
L’ipofisi, le gonadi, la tiroide, il timo, il
surrene concorrono sia allo sviluppo delle masse corporee quanto alle loro
dimensioni, condizionando l’insorgere delle forme che coincidono con i vari
tipi costituzionali. Le ghiandole corporee sono matrici anche del temperamento.
L’adrenalina generata dal surrene, ad esempio, tra le tante complesse funzioni
che esercita, favorisce la reattività.
Di queste funzioni il cinognosta deve averne almeno
la generica conoscenza perché sono le matrici dell’attività funzionale e
morfologica del cane.
Dolicomorfi, mesomorfi, brachimorfi
Per valutare la vasta gamma delle capacità dinamiche
delle razze canine riconosciute dalla FCI, la chiave di lettura delle loro
attitudini biologiche è espressa dall’indice corporale ottenuto rapportando la
lunghezza del tronco con la circonferenza toracica. Il quoziente che ne deriva
classifica i cani in dolicomorfi, dallo stretto torace predisposti alle
andature veloci, in mesomorfi, dal torace con diametri di simile misura
predisposti alle andature resistenti siano esse il trotto o il galoppo, in
brachimorfi, dal torace con diametri trasversali imponenti predisposti alle
andature lente e alle azioni di forza. Queste attitudini sono generate dalla
costellazione endocrina la cui azione serve a promuovere le diverse reazioni
dinamiche. Nei dolicomorfi è l’azione è “catabolizzante”, nei mesomorfi è
”ideale”, nei brachimorfi è “anabolizzante”. Concetti già espressi, ma
volutamente ribaditi.
In questi termini si può comprendere, assecondando
il pensiero di Docenti di grande valore come lo Scagni, il Barbieri, il Viola
ed il Pende, la ragione di aver preso come riferimento basale la forma del
torace essendo sede delle attività vitali del cane e, a sua volta, matrice di deduzioni
costituzionali e funzionali.
Aerobici e anaerobi
Questa classificazione permette di distinguere i
cani in aerobici ed anaerobici. Va premesso che tutti i cani possono esprimere
azioni aerobiche o anaerobiche, semmai alcune razze sono predisposte all’una o
all’altra dote.
I cani, con prevalente funzionalità aerobica, sono i
trottatori e i galoppatori resistenti che abbisognano di un torace ampio per
una buona ossigenazione durante il movimento protratto, neppure però troppo
massiccio che costituirebbe un ingombro per la loro azione. Nei trottatori il
torace tende ad essere più profondo mentre nei galoppatori più alto: due
soluzioni che cercano di soddisfare le esigenze dell’ampio trotto espresso, dai
primi mantenendo un dorso quasi orizzontale al terreno, nei secondi il galoppo,
costituito da salti le ampie flessioni del dorso verrebbero impedite da un
torace troppo profondo. Per questo nei primi il sottopetto è lungo, nei secondi
è più breve e tende verso l’alto.
E’ raccomandabile porre molta attenzione a questa
caratteristica della struttura
toracica in quanto è una spia fenotipica per dedurre l’appartenenza
costituzionale di una razza.
Altrettanto possono essere considerati aerobici i cani che esprimono
potenza il cui torace è imponente, a vantaggio della forza, tuttavia non
abbisognano di grande resistenza nel movimento.
I galoppatori veloci, predisposti alle azioni di
breve durata, con spiccata azione anaerobica, possono esprimere il loro
impegnativo gesto dinamico correlato ad un torace efficiente, ma essenziale,
per evitare un appesantimento che sarebbe d’impedimento alla loro rapida
azione.
Per semplificare si può affermare che nei cani a
funzione aerobica le riserve energetiche vengono rigenerate durante lo sforzo
attraverso la metabolizzazione dell’ossigeno, mentre nei soggetti anaerobici
bruciano in breve tempo le energie accumulate nei muscoli e debbono rallentare
o fermarsi per rigenerarle. Queste sono predisposizioni prevalenti di certe
categorie di cani, comunque tutti possono esprimere, con maggiore o minore
attitudine, azioni aerobiche ed anaerobiche
Cani lenti
Nei cani lenti l’impiego gestuale dei segmenti ossei
è minimo ed è ridotta la lunghezza del segmento osseo posto con modesta
angolazione.
In questi cani il movimento lento è condizionato dal
basso baricentro e dell’ampio quadrilatero di appoggio.
Cani resistenti (trottatori e galoppatori)
Innanzi tutto va chiarito che tutti i cani possono
trottare o galoppare. Il cane
trotta quando si muove più lentamente, galoppa quando vuol raggiungere la
massima velocità.Qualunque razza che insegue un gatto lo fa al galoppo e non al trotto. Vi sono razze
maggiormente disposte al trotto, altre al galoppo.
Nei
cani trottatori l’impegno motorio è notevole, ottenuto non tanto attraverso una
successione di balzi quanto attraverso l’ampiezza del gesto.
Per questo la lunghezza della scapola ed omero è
rilevante in quanto posti molto inclinati.
Nell’arto anteriore, ad eccezione del metacarpo, la
misura della scapola, dell’omero, del radio e dell’ulna sono di lunghezze
similari dovendo ognuno correlarsi al gesto dell’altro. Solo il metacarpo è più
breve avendo la principale funzione di ammortizzare l’appoggio del piede a
terra.
Altrettanto nel posteriore, femore, tibia e perone
sono di lunghezza similare, solo il metatarso ha una misura superiore del
metacarpo poiché assolve l’impegno
di un’azione propulsiva.
Il trotto è un’andatura che comporta un tronco
iscritto nel rettangolo per dar spazio agli ampi passi. In questi cani il
movimento resistente è favorito da un baricentro non troppo distante dal suolo
e da un quadrilatero di appoggio più stretto dei cani lenti, ma in misura che
al tempo stesso consente stabilità e dinamismo.
I galoppatori resistenti, essendo iscritti nel
quadrato, hanno un quadrilatero di appoggio più breve, utile a facilitare il
galoppo.
Gli arti composti da segmenti meno angolati in
quanto il galoppo abbisogna di arti più rigidi per spiccare ampi salti. Non
tanto rigidi come nel galoppatore velocissimo che consente un movimento
rapidissimo, ma poco economico, come deve essere invece per il galoppatore
resistente. Il loro metacarpo è più rigido esaltando l’azione dinamica dei
balzi del galoppo.
Cani galoppatori veloci
Nei galoppatori veloci l’impegno motorio è
altrettanto importante ma, essendo questa un’andatura costituita da salti,
prevale la lunghezza dell’avambraccio per sviluppare un grande balzo.
Un’andatura che comporta necessariamente un corpo iscritto nel quadrato.
Le eccezioni di altre specie di animali che galoppano
con tronco iscritto nel rettangolo, spesso solo apparente, sono dovute a una
diversa costituzione anatomica, hanno una duttilità articolare e muscolare che
non appartengono a un corpo semirigido come quello del cane e sono doti
peculiari dei felini.
Nei galoppatori veloci il movimento è favorito dal
baricentro molto distante dal suolo e dal ristretto quadrilatero di appoggio.
Altrettanto importante per l’efficacia del movimento
è la penetrazione aerodinamica che agevola le azioni veloci del cane. Un cane
lento come un mastino napoletano non necessita di un corpo aerodinamico, mentre
è essenziale per un levriero inglese, il cui corpo,la testa cuneiforme, le
piccole orecchie favoriscono la penetrazione nell’aria.
La valutazione del movimento
La valutazione del movimento deve considerare la
razza, i fini del suo impiego e lo stile, compresa l’efficienza funzionale ed
organica. Non è possibile fare similitudini biomeccaniche tra varie
specie. Il colibrì ha una
frequenza di 200 battiti al secondo che gli consentono di restare fermo in aria
per nutrirsi del nettare dei fiori; l’aquila, pur potente e forte, non potrebbe
mai eseguire un’azione di questo tipo.
Le andature
Sempre con l’intento di promuovere il movimento del
cane, alcune lunghezze dei segmenti ossei predispongono il cane a movimenti
lenti, al passo, al trotto, al galoppo, così come al kanter e all’ambio.
Tutti i cani possono eseguire queste andature,
tuttavia per alcune sono particolarmente adatti. Va anche ribadito che un cane
non è solo anatomicamente predisposto ad una andatura, ma lo è anche
biologicamente e psicologicamente.
Dobbiamo ricordare che alcune razze selezionate per
un impiego esprimono gesti che ad altre non sono necessari. Ad esempio, il
kanter permette a molte razze di mantenersi agile e pronto a scattare.
E’ un particolare movimento composto da un salto e
da un passo, meno impegnativo del galoppo e più agile e instabile di un trotto,
a volte adottato da alcuni cani da caccia nell’attesa di lanciarsi nel cono di
un’emanazione, un gesto inutile al cane che segue una pista. E’ facile
riscontrarlo nei galoppatori come i boxer quando rallentano o indugiano.
L’efficacia della valutazione del movimento
La verifica atta a riscontrare l’andatura ottimale,
per essere efficace, dovrebbe essere effettuata esaminando un cane che si muove
con l’andatura e la velocità necessarie per l’impiego cui è destinato e
protratte per il tempo usuale del suo quotidiano lavoro. Diversamente la
selezione è indotta ad apprezzare soggetti idonei per primeggiare in prove
artificiose che non hanno alcun significato zootecnico, ma semplicemente
agonistico o esibizionistico.
Va ancora osservato che il suolo ideale per la
verifica dovrebbe essere quello dell’impiego perché solo così l’anatomia
generale, articolare e la forma del piede trovano la giustificazione della loro
tipologia.
Un cane che deve lavorare lentamente in un terreno
paludoso avrà un appoggio facilitato da un piede più aperto di un cane
destinato a correre un galoppo sfrenato su di un suolo che offre molta risposta
al suo appoggio, come un compatto campo erboso o un terreno battuto.
Altrettanto diverso è per il cane muoversi al
galoppo su di un terreno sabbioso o percorrere decine di chilometri su di un
fondo innevato o ghiacciato.
Ogni giudizio dovrebbe essere formulato tenendo
conto dei succitati parametri di riscontro ed essere materia di studio e di
riflessione dell’allevatore.
Ogni espediente adottato per primeggiare in
un’esposizione rende l’indagine selettiva artificiosa e inutile poiché altera i
presupposti per la valutazione del cane posto sotto giudizio.
Apprezzando i pregi, costruiti attraverso
sofisticate preparazioni, non certamente ereditabili, mettono anche seri dubbi
sulla preparazione del Giudice che, apprezzandoli, affida i propri
convincimenti ad ottocenteschi princìpi lamarkiani: un figlio concepito in
vacanza al mare da due abbronzati genitori non nascerà mai con la pelle
scura. A questo proposito è
doveroso ricordare ai Giudici, ma soprattutto agli Allevatori, che le prove in
movimento fatte nei ring delle esposizioni sono maldestri surrogati delle doti
dinamiche delle razze: quattro passetti gestiti da una pomposa Signorina o una
breve corsa forsennata non possono certamente sentenziare l’efficienza e
l’idoneità morfofunzionale di un cane.
Una corsa sfrenata in un ring, vanto di molti
presentatori e motivo di ammirazione di molti Giudici, spesso nasce nel cane da
un’inconscia paura e non da una reale efficienza fisiologica. Può accadere che
un cane si muova nel ring senza impegno non trovandone la motivazione,
diversamente una pecora sfuggita lo animerebbe di un generoso impulso al
movimento, mentre nell’isterico trottatore sarebbe motivo per una fughetta a
ritroso.
La funzione del rachide
La rigidità del rachide diviene indispensabile per
la trasmissione delle azioni propulsive dei segmenti posteriori verso quelli
anteriori. Altrettanto il rachide riesce a compiere movimenti di torsione
laterali, si flette poco mentre può curvarsi molto. Anche questi movimenti sono
possibili, in diverso modo, per ogni razza legati al tipo di andatura e
all’impiego cui sono destinati.
Gli appiombi
Molta importanza va attribuita alla correttezza
degli appiombi che vanno controllati avanti, dietro e di profilo.
Riferendoci al filo a piombo, la corretta
costruzione degli arti visti avanti e dietro determina la loro maggiore o
minore efficacia del movimento.
Quelli visti di profilo ne determinano invece
l’efficienza. Facendo quest’ultima valutazione è bene sia riferita all’ideale
retta perpendicolare al terreno nell’anteriore che passa attraverso il centro
dell’avambraccio visto si profilo, mentre nel posteriore all’ideale retta
perpendicolare al terreno che passa attraverso il centro dell’articolazione
coxo-femorale poiché, queste rette, coincidono con i centri dinamici degli arti
sia anteriori che posteriori.
Gli appiombi, che non coincidono con queste
verticali, comportano, in funzione dell’andatura e dell’anatomia della razza,
difetti di assetto e di efficacia nel movimento.
L’inclinazione, la lunghezza del collo, le
direzioni della coda
L’inclinazione e la lunghezza del collo
rappresentano insieme un segmento mobile e articolabile che bilancia l’azione
promossa dai segmenti ossei anteriori e posteriori.
La coda, altrettanto, interviene, con diverse
posture e movimenti, a bilanciare, favorire ed assecondare il gesto dinamico
dei segmenti ossei anteriori e posteriori preposti alla locomozione. Alle alte
velocità la sua posizione opposta alla curva aiuta ad evitare lo sbandamento
laterale.
Il giudizio
Il giudizio deriva dalla stima di un cane in
movimento e consente il confronto per stilare una classifica.
Lo stile
Lo stile è soggettivo. Anche in una medesima razza
si osservano andature, sebbene tipiche, espresse con maggiore o minore classe.
Si correla a gesti che denotano raffinatezza, eleganza o rusticità. Tale
differenza si ravvisa anche tra l’andatura di un maschio o di una femmina, pur
della stessa razza.
Considerando i trottatori, notiamo che differenti
ripartizioni delle lunghezze dei segmenti articolari determinano una diversa
gestualità tanto che il trotto di un fox terrier, dotato di un lungo metacarpo
rigido, produce un particolare trotto che è espressione di razza.
Diverso è il trotto di un pastore tedesco da quello
di un siberian husky imposto dai diversi terreni sui quali vennero selezionate
le due razze: un fondo erboso che ammortizzava l’ampio passo del trotto nel
primo, mentre un passo più economico con un passo accorciato nel secondo per
essere efficiente su di un terreno
instabile come quello ricoperto da un manto nevoso.
Così come diverse proporzioni dei segmenti ossei
distinguono il galoppo del setter inglese da quello del pointer e ancor più
quello di un levriero inglese da quello di un afgano o di un alano.
Le andature e le differenze dei loro gesti ed
appoggi
Le andature danno nome al tipo di movimento. Si
dividono in progressive, quando il cane avanza e regressive, quando il cane
cammina a ritroso.
Le andature suddivise per sospensione
Le andature possono essere:
camminate: almeno un piede appoggia a terra (il
passo ed in alcuni casi il trotto raccorciato e l’ambio raccorciato).
saltate: con una fase di completa sospensione
da terra (galoppo, trotto, ambio).
Le fasi del movimento sono:
l’appoggio (il piede si appoggia al suolo),
la sospensione o levata (l’arto è sollevato dal
suolo).
Le andature secondo gli appoggi
In ordine di principio si può dire che più arti
toccano contemporaneamente il terreno tanto più l’andatura è lenta. Meno arti
toccano il terreno più l’andatura è veloce. Ovviamente
il tempo di appoggio nei primi è lungo, nei secondi breve o brevissimo
passo = 3 arti in appoggio
trotto = successione di appoggi bipedali/diagonali (per bipede diagonale
si intende: anteriore sinistro e posteriore destro. Per bipede laterale si
intende: anteriore laterale e posteriore laterale destro e sinistro)
intercalati da una fase di sospensione. Può essere Raccorciato (nel qual caso è
camminato) oppure Ordinario o Allungato.
L’ultimo rappresenta, ad esempio il miglior gesto dinamico del cane da
pastore tedesco
galoppo = l’andatura più faticosa e con grande instabilità di equilibrio.
Le battute sono: un posteriore (ammettiamo sinistro) il bipede diagonale
sinistro (posteriore destro e anteriore sinistro) anteriore destro. Una fase di
sospensione, ma al galoppo velocissimo sono due (infatti è definito “a doppia
sospensione”). Implica un forte basculamento del bilanciere cefalo cervicale,
limitato quello laterale.
ambio = andatura naturale con alternativo appoggio di un bipede
laterale.
Osserva giustamente il Barbieri che la differenza
dinamica tra i cani che trottano e galoppano il baricentro si sposta dal basso
verso l’alto, negli ambiatori si sposta da sinistra a destra determinando
un’andatura ondeggiante e dispersiva.
lunghezza del passo: è la distanza che intercorre fra le due orme
(appoggi) dello stesso piede. Il passo si dice completo quando tutti gli arti
hanno compiuto le fasi di appoggio e lavata.
La velocità è inversamente proporzionale alla durata
degli appoggi. Gli appoggi più rimangono sul terreno tanto più il movimento è
lento, tanto più il loro appoggio è breve tanto più il movimento è rapido.
L’incremento della velocità comporta anche la riduzione della base di appoggio.
Le andature si imparano a conoscere osservando
i meticci
Prima di concludere l’argomento, ricordo ancora il
pensiero che traspare dalle parole di due ottimi zoognostici come il Barbieri e
il Renai quando, commentando le andature, la loro opinione personale non si avvaleva di generici
dogmi ma era il frutto di consumate convinzioni.
Questa ottica disinibita porta a considerare un
pastore tedesco con arti
lunghi, scarse angolazioni e metacarpo rigido, iscritto nel quadrato, un
galoppatore anche se il suo pedigree lo dichiara “cane da pastore tedesco” e
come tale trottatore per antonomasia.
Ciò che determina l’andatura di un cane non è
l’appartenenza genealogica ma la costruzione!
La vera esperienza in questo senso è lavorare con i
meticci, usualmente impiegati nei
Corpi di soccorso per le ricerche, come io ho fatto per più di vent’anni. Nei
meticci il tipo di andatura non è suggerito dal certificato, ma lo si deduce
valutando la sua cane.
Il giudizio non può essere solo estetico e
formale
Giudicare un cane semplicemente dal suo aspetto,
valutando pedestremente le sue parti, significa seguire un protocollo didattico
che scaturisce da una scarsissima cultura adatta solo ad essere impartita a
persone che non hanno un’adeguata preparazione generale e, ancor più, la
volontà di appropriarsene.
La completa valutazione zootecnica di un cane
necessita di molte conoscenze, in caso contrario il giudizio espresso rimane
una semplice elencazione estetica di pregi e di difetti senza raggiungere lo
scopo primario dell’indagine selettiva.
Le semplici nozioni esposte in questo scritto
servono solo per invogliare lo studio dei complessi gesti dinamici del cane e
rappresentano la sola premessa per un più approfondito studio che consideri le
più complesse nozioni di fisiologia, di biomeccanica e dei comportamenti
attitudinali.
Approfondendo lo studio della funzione dinamica del
cane, il giudizio che usualmente contraiamo con le parole “buon soggetto, con
movimento ampio, spazioso e radente”, deve configurarsi per chiunque come
l’espressione del nostro scarso bagaglio culturale. Una più profonda conoscenza
delle andature di ogni razza e l’impiego cui sono destinate costringe ad un
esame del movimento coerente.
L’apprezzamento di un trotto rapidissimo per la
razza del cane protratto per poche
centinaia di metri è la palese conferma della scarsa conoscenza dei fini
selettivi della razza che invece dovrebbero apprezzare un trotto ampio e
dinamico protratto nel tempo come lo vuole lo standard di razza e gli impegni
di chi l’ha forgiata.
Dico ancora, conscio di debordare dallo scopo del
lavoro, ma pertinente parlando della selezione della razza, che gli impegni
selettivi originali furono di ottenere da un cane da gregge dal trotto
resistente anche l’utilizzo delle sue doti di guardiano, difensore, così come ricercatore,
amico della famiglia. Oggi si vogliono travisare le sue doti originali perché
altri utilizzi sono commercialmente più redditizi, ma nulla hanno a che vedere
con gli intenti selettivi originali, i soli che giustificano l’anatomia di un
trottatore resistente tutt’ora pretesa dallo standard.
Raccomando ancora ai giovani futuri Giudici
che, prima di inoltrarsi in approfondimenti sull’andatura della razza, si
adoprino a comprendere i principi fondamentali del movimento.
Il facile superamento di un esame in un
ambiente che valuta una sola razza, ed eventuali successi in razza, potranno
mettere in seria difficoltà l’esaminando quando dovesse affrontare un esame
generale, in ambito FCI, imposto da Competenti che pretendono una vasta e
completa preparazione, prima di una specifica.
Ricordo che il superamento dell’esame imposto
dalla FCI è il solo che consente di ufficializzare le relazioni espresse nei
giudizi in ambito internazionale. Diversamente sono opinioni.
Seconda parte
Nella parte
precedente sono state valutate le diverse ragioni che determinano il movimento
del cane. Questa premessa si è resa utile perché, solo attraverso la conoscenza
dei principi sui quali si basa il movimento delle razze, si è in grado di
conoscere e valutare il movimento di ognuna.
Le origini e lo standard: due buone guide
Per una buona
interpretazione dello standard si devono considerare le origini della razza:
senza queste riflessioni preliminari si finisce col selezionare un movimento
inadatto.
Il cane da
pastore tedesco nasce dalla fusione di più razze, con differenti somatologie,
impiegate per la conduzione del gregge. Alcune erano più reattive e dinamiche,
altre più lente, tuttavia tutte adatte a questo servizio.
Nel periodo in
cui l’uso dei cani era ancora prevalentemente pastorizio, venne stilato uno
standard per fonderle in un tipo unico anche se per la qualità del pelo erano
considerate tre varietà: pelo corto, pelo di media lunghezza semiserico e pelo
lungo. Avvenne questo perché, mentre fu abbastanza facile omogeneizzare una
somatologia, non lo fu per il manto.
Le intenzioni
originali per il criterio selettivo del movimento furono quelle di raccomandare
un trotto ampio, sciolto e radente. Essendo tutto relativo, la raccomandazione
assunse un sapore aleatorio.
A quei tempi
l’intenzione di ottenere un trotto ampio e radente era accettabile essendo
molti soggetti dotati di scarse angolazioni che, certamente, non potevano
soddisfare questo movimento.
Si instaurò
così un controsenso programmatico: si cercava un trotto ampio, spazioso e
radente adatto ad un cane da gregge, quando l’impiego di questa razza, per
l’evoluzione industriale e l’abbandono della vita pastorizia, invogliava sempre
più il suo uso come cane di utilità e difesa, attività nelle quali semmai erano
più importanti reattività e velocità nel galoppo per le azioni di attacco
all’uomo.
Tuttavia si convinsero che il cane migliore era
quello che esprimeva i più ampi passi.
Il cane da
pastore tedesco venne sempre meno impiegato per la conduzione del gregge e le
verifiche del suo movimento furono affidate alla prova di resistenza ed alle
prove in movimento nei ring nelle esposizioni.
La smania di
vincere portò a produrre un cane da pastore tedesco dal trotto sempre più
allungato, voluto per gratificare più
un’immagine spettacolare che funzionale, senza mai considerare
l’efficienza di un‘andatura che dovesse resistere per molte decine di
chilometri e ogni giorno.
Criteri
selettivi
Per dar sempre
più credito alla selezione del ring è stato “inventato” il trotto sprint che,
nel suo intento, esalterebbe l’ampiezza e il dinamismo del trotto. Penso che
negli anni della moderna cinotecnia non fu mai concepito un tale controsenso.
Il trotto sprint, nell’attività di conduzione del gregge, non esiste, mentre è
necessario un trotto lento e costante che garantisce la resistenza. Se il cane
deve muoversi in maniera sfrenata, lo fa per brevi tratti ma al galoppo.
Figlia
naturale di tale controsenso, fu immaginata la presentazione del cane
“fuorimano” che, condotto al guinzaglio lungo e stimolato dal di fuori, lo pone
in un assetto alto avanti e basso nel posteriore, costringendolo ad un
movimento alterato che non è certamente paragonabile a quello che il cane
dovrebbe esprimere, se ben costruito, quando trotta sciolto in un campo
collaborando col pastore.
Questi gravi
errori di interpretazione selettiva hanno generato un’anatomia che porta ad un
movimento che non giustifica gli intenti originali.
In pratica, si
è passati da un trotto apprezzato per l’ampiezza dei passi ad un trotto
apprezzato per la frequenza delle battute.
Sorge inoltre
un’altra grave condizione che genera una dicotomia selettiva: i cani adatti
alle prove di lavoro. Un tempo erano usati soggetti provenienti dalla selezione
di allevamento, traendone semmai i più adatti. Con l’incremento della
competizione agonistica nelle prove di lavoro, questi soggetti non
accontentavano il desiderio di vittoria, per cui si ingenerò una selezione
specifica con particolari doti caratteriali, ed anche morfologiche, raccolte in
ceppi che conservavano la rusticità di un tempo che garantiva maggior tempra e
combattività, poi dominate attraverso criteri coercitivi che temperavano la
conseguente indocilità. Riemergevano nel contempo anche le forme primitive non
influenzate dalla raffinatezza selettiva.
Le andature ideali
Il cane da
pastore tedesco può muoversi, come tutti i cani, al passo, al trotto, in ambio,
al galoppo.
I movimenti
naturali della razza sono passo, trotto e galoppo.
Il movimento
d’elezione è il trotto ma di non minor importanza sono il passo ed il galoppo.
Ogni razza si caratterizza ed apprezza con un’andatura preferenziale imposta
dalle esigenze del lavoro cui è destinata.Tanto vale per la velocità del
levriero, per il passo lento del bulldog, per il galoppo felpato del setter
inglese, per il passo rapido e breve di molte razze da compagnia.
Prima di
iniziare l’esame del movimento di razza, ricordo che le andature sono varie e
rappresentano molte gestualità del cane: alcune sono tipiche di ogni razza,
tuttavia non sono d’interesse zoognostico.
Entrando nella
specifica analisi dell’andatura del cane da pastore tedesco, possiamo esporre
le seguenti considerazioni:
Il passo
Il pastore
tedesco, come tutti i cani, quando si muove lentamente cammina.
Il passo è una
successione di movimenti dell’impianto angolare degli arti la cui massima
ampiezza deriva dalla misura dello spazio naturale che nel muoversi gli arti
possono coprire.
E’
estremamente importante sottolineare che il trotto e il galoppo, invece, sono
andature nelle quali esiste una fase di sospensione aerea, per cui la
dimensione dei passi è influenzata non solo dalla natura dell’impianto angolare
e dal relativo frazionamento dei segmenti ossei, ma anche dall’entità della
forza dell’impulso di spinta.
Il trotto
il trotto
nella conduzione del gregge è indispensabile per i lunghi trasferimenti, non
essendo il cane da pastore tedesco un raggruppatore del gregge, lavoro dove
piuttosto hanno importanza la reattività ed il galoppo.
I
selezionatori oggi, avendo scordato le attitudini originali, hanno formulato
progetti per soddisfare le illogiche smanie per primeggiare nel ring delle
esposizioni di razza.
Nelle
esposizioni organizzate con i criteri dettati dalla FCI non sono accettati i
metodi in uso nei raduni di razza rendendo in queste manifestazioni la
partecipazione degli espositori quasi inesistente.
Un tempo,
anche nei raduni di razza, per la valutazione dinamica nel ring, si tentava di
simulare l’impiego pretendendo campi vasti per la presentazione e tempi lunghi
per l’esame in movimento richiedendo una condotta al guinzaglio allentato per
testare la costruzione e la resistenza. Oggi si esaltano corse illogiche al
trotto sprint accettate solo per compilare una classifica piuttosto che un
sondaggio fisiologico. Da questo orrore selettivo nasce l’apprezzamento di un
cane da pastore tedesco nel quale l’anatomia gratifica questi errori.
Valutando il
gesto ottimale di razza dobbiamo considerare i principi già esposti quando
abbiamo trattato il movimento del cane.
Per effettuare
un movimento armonico la somma della misura dei segmenti ossei deve essere più
lunga dell’arto rigido. Questo perché, per mantenere in assetto ideale i centri
meccanici del movimento, ossia le articolazioni, servono misure che permettono
la posizioni ottimali per la funzione biomeccanica dell’andatura più
efficiente.
L’eccesso
dell’inclinazione dei segmenti ossei, con una conseguente maggiore lunghezza,
sposterebbe verso l’alto i centri meccanici producendo passi troppo lunghi che
costringerebbero il cane a muoversi con un continuo sali e scendi del suo
baricentro, obbligandolo ad un impegno motorio affaticante.
Quando le
angolazioni sono scarse e i conseguenti segmenti ossei sono corti, il cane
appoggia per poco tempo il piede a terra effettuando una spinta breve perché i
centri meccanici non consentono un movimento armonico e spazioso rendendolo
simile a quello dei Syberian Huski.
Come si può
notare l’andatura ottimale nasce da una giusta interpretazione delle origini
della razza e sia gli eccessi delle angolazioni quanto la loro scarsa presenza
costituiscono difetto.
Altrettanto
grave difetto è la disarmonia dell’intensità angolare perché non consente un
movimento bilanciato. Quando l’angolazione dell’anteriore è scarsa ed eccessiva
è quella del posteriore, o viceversa,
il cane si muove con assetti
impropri che alterano l’efficienza e la scorrevolezza del suo movimento.
Stimando un
difetto anatomico della costruzione del trottatore è minore quando ci trova in
presenza di angolazioni relativamente scarse avanti e dietro che consentono un
gesto più limitato ma bilanciato ed efficace, piuttosto che impianti angolari
di diversa intensità angolare.
Il galoppo
Il cane da
pastore tedesco fa minor impiego del galoppo perché nella conduzione del gregge
viene impiegato solo per raggiungere la pecora indisciplinata, come cane utile
per bloccare il malvivente, nella vita quotidiana per correre dal padrone, nel
tempo passato per catturare una preda. La predisposizione al galoppo facilita
il salto di un ostacolo.
Il cane può
muoversi al galoppo lento se non particolarmente sollecitato, come ad un
galoppo veloce per scatti brevi dovuti ad azioni rapide per particolari
esigenze, come rincorrere un gatto o aggredire un figurante durante l’attacco
lanciato.
Nell’usuale
didattica, lo studio del galoppo del cane da pastore tedesco è poco considerato
in quanto non è un’andatura d’elezione per la razza. E’ opportuno soppesare
alcune considerazioni su questo movimento usualmente ignorato.
Dovrebbe
essere motivo di studio soprattutto per i Giudici delle molte discipline
dell’impiego. Ricordiamo le principali.
Durante la
ricerca in superficie il cane deve muoversi con attenzione, ma a volte
nell’azione dinamica a teleolfatto è indotto, per recarsi in altra zona
ottimale, a percorrere alcuni, se pur piccoli tragitti, al galoppo che spesso
ricorda il kanter, inteso come un’andatura di compromesso tra il trotto e il
galoppo. Con i lunghi tempi in sospensione del kanter, mantiene un’elasticità
che consente riflessione ed al tempo stesso possibilità di ritornare al trotto
o al passo, così come ad un breve tratto al galoppo veloce. Durante la ricerca
in superficie nei terreni vari come in montagna, passando da zone pianeggianti
a fianchi ripidi costellati di pini da cui giungono le emanazioni dell’ipotetico
disperso, il cane passa dal trotto tenuto nel piano ad una sorta di galoppo per
affrontare la salita e questa è un’andatura costituita da salti che facilitano
l’arrampicata.
Similare è la
sua azione seguendo il gregge dove, dal passo al trotto, il cane non ha momenti
d’indugio ma passa ad una rapida azione di galoppo per orientare la direzione
del gregge o ricondurre le pecore indisciplinate o ritardatarie.
Diverso è il
galoppo espresso nel cane di utilità e difesa poiché in tali prove l’utilizzo
del galoppo veloce è usato per lanciarsi all’attacco. A volte il cane incerto
all’attacco ha esitazioni e prima di tornare a lanciarsi o desistere muove con
lo stesso movimento già descritto per gli indugi durante la ricerca.
Dobbiamo
approfondire le caratteristiche del galoppo usualmente ignorate nella
valutazione funzionale di questa razza.
Bisogna
premettere che il cane da pastore tedesco ha un rachide piuttosto rigido
destinato a divenire il sostegno portante del meccanismo degli arti che si muovono
lungo il piano sagittale del cane per sviluppare i gesti del trotto. Inoltre il
tronco è relativamente lungo e dotato di un torace profondo: due condizioni che
non facilitano certamente le azioni del galoppo. In particolare il torace
profondo non consente quella flessibilità del rachide vantaggiosa durante la
fase nella quale il cane si raggruppa su se stesso per esprimere un’ampia
apertura del balzo che rende ampio e veloce il galoppo.
Le azioni di
galoppo sinistro o destro, ossia quando il cane usa un piede più avanzato
sinistro o destro per imprimere la maggior spinta, sono gestiste e variate dal
cane per dare riposo all’uno o all’altro arto durante un galoppo protratto.
Questa non è una concreta esigenza della razza del cane da pastore tedesco non
essendo un’andatura usata per coprire lunghi tragitti.
La velocità
La velocità
del movimento del cane, e come tale anche nel cane da pastore tedesco, è
influenzata da due motivi: l’ampiezza del gesto, sia esso del passo, del trotto
o del galoppo e la rapidità del gesto usualmente identificata come frequenza.
Questo vale per il passo ed il trotto essendo i due movimenti tipici della
razza, mentre il galoppo è valutato in maniera relativa essendo un’andatura di
adattamento e non di impiego.
La combinazione
di queste due possibilità permette di stabilire se il cane esprime passi ampi e
poco frequenti o relativamente ampi ma molto frequenti. La vecchia filosofia
selettiva insegnava che la soluzione vincente era quella degli ampi passi e
poco frequenti, mentre oggi è riaffiorata la teoria di passi frequenti
relativamente brevi e rapidi che vedono nell’apprezzamento del trotto un
controsenso selettivo in quanto non giustificano in alcun modo le
raccomandazioni dello standard che pretendono un trotto ampio, sciolto, radente
e resistente, ossia protratto nel tempo. Con questo criterio selettivo si
incentiva la necessità di una iper reattività costituzionale, necessaria per
esprimere un rapidissimo trotto sprint di breve durata a danno della normale
reattività legata ad una costellazione endocrina ideale e matrice biologica di
un cane resistente.
Alcune considerazioni
Si potrebbero e dovrebbero esporre ancora mille
considerazioni ma lo spazio impone un termine.
Mi preme solo ricordare che non abbiamo ampiamente
trattato i difetti di appiombo visti avanti, dietro e di profilo, le
composizioni e le decomposizioni delle forze e tanto altro ancora. Sono
complessi e ardui argomenti per i quali servono attenti approfondimenti.
Tengo anche precisare che molti difetti attribuiti a
errate angolazioni molto spesso sono a carico dello sviluppo o del
funzionamento asimmetrico della muscolatura. Altro argomento di grande
interesse, ma necessario di indubbia specifica attenzione.
Perché
giudicare anche al passo
Nei tempi
passati il giudizio al passo era inderogabile, poi veniva la prolungata prova
del trotto al guinzaglio lento. La prima era una verifica morfologia e
funzionale, la seconda una verifica della attitudine alla resistenza.
Maestro della
prova al passo fu il Responsabile dell’Allevamento SV Dott. Beck che era solito
dire ai concorrenti “con me si vince al passo”. La ragione era semplice ma, se
non descritta, incomprensibile.
Al passo il
cane cammina con tre appoggi sempre a terra, non esistono momenti di sospensione
durante i quali il cane con impercettibili gesti volanti può armonizzare le
imperfezioni della costruzione, soprattutto quelle a carico delle angolazioni e
delle proporzioni generali (rapporto altezza/lunghezza – altezza del
torace/lunghezza dell’avambraccio). Durante il gesto volante del trotto veloce
il cane coordina i suoi passi con impercettibili accelerazioni o rallentamenti
che consentono, ad esempio, ad una scarsa angolazione dell’anteriore, di
attendere in volo il completamento della spinta di un posteriore molto
angolato.
Al passo
questo artificio non è concesso perché il cane è sempre in appoggio sul terreno
e, quando ha difetti di costruzione,
li evidenzia con assetti impropri l’imperfezione anatomica. Il difetto
più frequente è appoggiarsi sull’anteriore chinando la testa e il collo. Con
questo artificio, abbassando il
baricentro il cane riesce ad effettuare un passo dell’anteriore più ampio
generando tempi più lunghi del gesto in attesa che il posteriore completi la
sua azione.
Al trotto volante, sostenuto dal guinzaglio,
all’occhio inesperto scompare questo difetto che invece andrebbe ravvisato
poiché il cane porta le zampe anteriori quasi orizzontalmente e batte come un
tamburo il terreno guadagnando tempo per sincronizzarsi con la spinta del
posteriore.
Anche il breve
tratto fatto oggi con il cane condotto senza guinzaglio è veloce e condizionato
da attenzioni al conduttore che lo inducono ad un’andatura rapida e forzata,
con collo e testa elevati che consentono di nascondere anche in questa rapida
prova i difetti di costruzione.
Io ricordo un
episodio che influenzò in maniera determinante la mia cultura cinotecnica.
Poco giorni
dopo l’acquisto, presentai Quanto Wienerau all’Esposizione Internazionale di
Milano dove, in 25 giorni, concluse l’attribuzione di Campione Italiano ENCI,
comprese tre esposizioni nelle quali risultò il miglior soggetto assoluto.
A Milano,
Giudice il Dott. Beck, io (allora trentaquattrenne) ero un po’ preoccupato
perché temevo la sua presenza essendo personaggio molto quotato.
Quanto era da
poco in mie mani e non si muoveva con il brio che avrei voluto perché anch’io,
allora fragile nella competenza, ero influenzato dalle nuove smanie. Quanto
stravinse. Cercai di giustificarmi per il passo non troppo spedito. Beck mi
fissò negli occhi ed in mezzo al ring prese in braccio Quanto, lo lanciò in
alto, ricadde tra le sue braccia e disse “Alquati, questo è il pastore tedesco
!”. E’ stato un momento della mia vita che non dimenticherò mai.
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