BELLO e BRAVO - Piero Alquati - Un articolo degli anni '80 ancora attuale

Erano gli anni ‘80 

da una Conferenza di Piero Alquati
Giudice e Selezionatore della razza del cane da pastore tedesco


Bravo e bello - Connubio possibile?


Una breve introduzione
Il tema "Bravo e bello - connubio possibile?" è interessante e, oggi, particolarmente sentito tra le razze d'utilità il cui allevamento è spesso diviso nei suoi propositi da una duplice intenzione rivolta, nell'ambito di una medesima razza, a generare soggetti alcuni più adatti alle competizioni morfologiche, altri alle prove di lavoro o alle gare d'impiego.
Un dualismo che diviene particolarmente evidente, ad esempio, tra le razze da slitta dove la selezione dei soggetti usati nelle competizioni rivolge tutti i suoi sforzi all'intento di allevare soggetti più agili e dinamici, se non addirittura contaminati dall'introduzione di altre razze, gratificando un'anatomia e, soprattutto, un temperamento simili ai levrieri da corsa, alterando anche la costituzione e perdendo così la tipicità originale. Uno sbandamento selettivo che può venire accettato ed apprezzato solo perché i cani che ne derivano vengono utilizzati in prove stravolte dagli artifici della competizione che non porta ad alcun rispetto dello standard i cui dettami vogliono mantenere in queste razze un movimento, un temperamento ed una anatomia suggeriti da un reale impiego.
Queste diversificazioni esistono nelle razze dei cani da caccia, così come in quelle dei cani di utilità e difesa, suddivise tra loro da diversi intenti selettivi.

Come si comporta la natura
Fatte queste premesse, e per esporre il mio pensiero sull'argomento, ritengo opportuno ricordare come si comporti la natura, maestra delle selezioni.
In natura, quando non contaminati dalla mano dell'uomo, non esistono dualismi selettivi tanto che risulta impensabile una selezione naturale rivolta ad ottenere tigri brave o tigri belle, coccodrilli bravi o coccodrilli belli.
La natura sa che non deve generare soggetti "bravi o belli" perché è consapevole che la sopravvivenza diviene possibile solo attraverso l'ideale fusione armonica ed inscindibile delle due esigenze selettive: l'anatomia suggerisce le forme adatte alla sopravvivenza in un preciso habitat dando origine prima alla specie, poi alla' razza; gli istinti, le attitudini comportamentali ed il carattere ne divengono la logica conseguenza.
Il dualismo "bravo e bello" nasce, dunque, nell'allevamento del cane, dalla duplice pressione selettiva intesa ad allevare, nell'ambito della stessa razza, soggetti più adatti alle Esposizioni o alle Prove di lavoro.

I motivi di un divorzio 
Per meglio comprendere i motivi dai quali è scaturito il consensuale divorzio selettivo, si deve ricordare che le Esposizioni nacquero come Rassegna delle razze canine, con il principale scopo di divulgarle e di verificarne il livello qualitativo. Le Prove di lavoro furono la logica conseguenza scaturita dal desiderio di cimentarsi in gare di lavoro o nelle gare d'impiego, nelle quali venivano utilizzati i soggetti in possesso di più specifiche doti di carattere e di caratteristiche anatomiche le più adatte a primeggiare.
Con il passar del tempo, sollecitati dal crescente desiderio di eccellere e, per molti, dai vantaggi economici che ne potevano derivare, i cani impiegati nelle Esposizioni e nelle Prove tendevano a provenire da una selezione sempre più specificamente rivolta a produrre soggetti adatti per questa o quella competizione producendo le inevitabili differenze qualitative di morfologia e di carattere.

Un primo esempio di scissione
Per capire meglio questo meccanismo disgregante, porto un esempio emblematico di ciò che, a volte, avviene nella razza del cane da pastore tedesco.
La rapidità di un attacco lanciato, eseguita al galoppo, è migliorata, oltre che da più spiccati impulsi di predatorietà, di coraggio, di combattività, anche dall'anatomia di un soggetto iper reattivo che tende a non rispettare la sua natura medio reattiva, tipica del trottatore mesomorfo.
Inoltre, nella fase di corsa, la rapidità è migliorata dall'anatomia di un soggetto predisposto al galoppo e favorito da un tronco iscritto nel quadrato, da lunghi avambracci, da metacarpi più rigidi, da una groppa più piatta e da angolazioni meno pronunciate: caratteristiche anatomiche in netto contrasto con la somatologia del trottatore ideale che impone alla razza del cane da pastore tedesco, trottatore per eccellenza, un tronco più lungo dell'altezza, avambracci non troppo lunghi, metacarpi flessi e groppa inclinata.
Un cane da pastore tedesco iper reattivo e spinto verso le forme del galoppatore, privilegiato ed apprezzato nell'esercizio di queste competizioni, tende inevitabilmente a discostarsi dallo standard di razza che lo vuole ideale trottatore resistente. Nasce così un inizio di scissione selettiva.

Una selezione semplificata dà vantaggi ma non ripaga nel risultato finale
Effettuando la selezione su di un minor numero di caratteristiche e privilegiando solo alcune di particolare interesse, si ottengono più rapidamente soggetti con quelle sole caratteristiche di qualità superiore ai valori medi della razza.
E' noto infatti che in allevamento si ottengono più rapidi successi e miglioramenti qualitativi quando si consideri un minor numero di varianti selettive. Ad esempio, una più rapida diminuzione dei soggetti afflitti da displasia sarebbe più facile se concentrassimo la nostra attenzione solo su questo proposito selettivo trascurando di tener in conto la morfologia ed il carattere. Ma un cane cagionevole di salute o malauguratamente mordace, pur esente da displasia, non potrebbe essere usato nella riproduzione né tanto meno affidato ad un cinofilo, ragione per cui si deduce che la selezione non può essere fatta per settori di caratteri ma piuttosto nella globalità dei suoi intenti.

I caratteri correlati
Anche se studi specifici non sono stati fatti al riguardo, non mi risulta se sia assodata, nell'allevamento del cane, la presenza di caratteri correlati per poter affermare che un pregio comporti la necessaria diminuzione di un altro o viceversa determinando l'impossibilità di una compensazione selettiva rivolta ad armonizzare pregi e difetti. Posso solo riferire alcune mie impressioni avute osservando la razza del cane da pastore tedesco.
Una costruzione vagamente dolicomorfa predispone a maggior reattività, alcune tracce di rusticità inducono un carattere più rozzo e temprato; forme del corpo sottili, unite a musi appuntiti, predispongono al timore o all'aggressività; occhi chiari e gialli, con piccola pupilla, si correlano frequentemente a soggetti malfidenti; orecchie piccole, mal conformate, con cartilagine grossa, unite a code tozze si associano invece a cani gretti; soggetti di colore grigio tendente al nero, probabilmente hanno un carattere sicuro ma predisposto alla mordacità, mentre quelli di colore grigio tendente al rosso spesso hanno un carattere sicuro; i cani neri, quando nascondono tracce di rosso, tendono all'affabilità; quando nascondono tracce di grigio e bianco, tendono alla diffidenza, così come i cani dal pelo lungo, nero focati con carbonature, sono solitamente ottimi cani da pista.
Le mie sono semplici impressioni che non possono dimostrare una correlazione dei caratteri ma, in virtù delle attuali conoscenze genetiche, posso solo affermare che queste caratteristiche tendono a rassomigliare a quelle dei ceppi originali.

Bravo e bello: un tema genetico e non ambientale
Va ancora ricordato che parlando del tema "bravo e bello" mi riferisco solo all'aspetto genetico del problema e non a quello ambientale, ossia al modo, alle persone, al luogo dove i cani sono stati accresciuti.
Non di rado anche cani di buon carattere perdono questa dote originale a causa di una cattiva socializzazione o di pessimi trattamenti. Noi qui stiamo valutando gli impulsi nella realtà del loro valore e non quella docilità, ad esempio, di un perfetto "lascia" ottenuto attraverso il timore di scariche elettriche sui testicoli o scattanti "riporti" conseguiti sotto l'efferatezza di duri colpi del collare a punte.
Per la stessa ragione, soggetti di buona morfologia, mal cresciuti, possono presentare in età adulta grossi difetti anatomici.

I propositi selettivi
Per ottenere il ridimensionamento del divario tra soggetti belli e bravi, che in alcune razze è notevole, e, per operare una selezione sanatoria, dovremo, forzatamente, rinunciare all'inizio a qualche pregio eccelso nell'uno o nell'altro criterio selettivo evitando di ritenere pregi alcune forzature anatomiche o del carattere che portano a primeggiare nelle Esposizioni o nelle Prove di lavoro, mentre dovranno essere considerati pregi solo quelli reali suggeriti dagli standard e verificati nel quotidiano impiego.
Un programma che va pianificato con saggezza e per ogni singola razza, valutando le reali esigenze selettive, il grado di evoluzione e le problematiche senza mai dimenticare le motivazioni e gli intenti originali che li hanno concepiti. Ricette generiche servono a nulla o a ben poco. E’ un progetto che, per queste importanti ragioni, dovrà essere affidato alle singole Società speciali quando siano in grado di garantire, in funzione delle proprie forze, un'autonomia selettiva.

Un proposito sanatorio selettivo per ogni razza
E' facile, del resto, comprendere che improvvisate soluzioni non possono valere per il brachimorfo mastino napoletano, lento guardiano e lottatore, per il mesomorfo pointer, cacciatore e galoppatore veloce, per il dolicomorfo spinto levriere inglese, velocissimo inseguitore e galoppatore veloce: razze suddivise tra loro, prima ancora che da una diversa anatomia, da una diversa costituzione i cui fini d'impiego reali possono essere valutati, apprezzati, compresi e migliorati solo da chi ama, conosce e sceglie per predisposizione e cultura ognuna di queste razze.
Sulle dicotomie selettive nella razza del cane da pastore tedesco, possiamo facilmente affermare che la selezione morfologica propone di sovente soggetti con un dorso troppo arcuato, forse nell'inconscio intento di esorcizzare problemi di lassità dorsale, così come a volte propone eccessive dimensioni della testa confuse con il miglior cesello dettato dalla tipicità di razza o esasperati dinamismi del movimento sono sospinti da un'errata intenzione di soddisfare quei criteri di giudizio che gratificano oltremodo i soggetti che camminano costantemente tirando sul guinzaglio, confondendo questo comportamento quasi nevrotico con la resistenza organica. E cito solo questi esempi perché sono i più eclatanti.
D'altro canto la selezione, quando rivolge le sue maggiori attenzioni al carattere nei cani impiegati nelle Prove di lavoro, propone soggetti dotati di un temperamento particolarmente frenetico che non va confuso con quello vivace e dinamico, così come privilegia soggetti dotati di un'aggressività esasperata e spesso incontrollabile, carente di un'adeguata docilità.
Tutte caratteristiche che poco o nulla hanno a vedere con l'ideale selezione della razza ma che soddisfano piuttosto le smanie o le ambizioni dell'uno o dell'altro settore.

Apprezziamo i pregi non le particolari esasperazioni
Per queste ragioni, come abbiamo già detto, non dobbiamo trascendere nel ritenere pregi alcune caratteristiche erroneamente proposteci dalla selezione morfologica, rivolte a soddisfare le esasperazioni della competizione nelle Esposizioni, così come non dobbiamo apprezzare un'incontrollata aggressività apprezzata a volte nelle gare di lavoro che poco o nulla varrebbe per i pastori tedeschi, una razza dalle molteplici possibilità d'impiego che può operare nella difesa, nella guardia, nella conduzione del gregge, nella guida ciechi, nella ricerca dei dispersi travolti da macerie o valanghe.
Esagerati impulsi di dinamismo, ritenuti, in certe competizioni, auspicabili doti, divengono improvvisamente gravi difetti di carattere se si osserva il pastore tedesco in un'ottica più ampia e più congeniale alle sue origini di cane da pastore. Proprio per queste ragioni è bene mantenere nelle razze solo quelle doti indicate dallo standard.
Essere in possesso di un pedigree non significa affatto appartenere a quella razza ma solo precisi requisiti ne fanno la vera appartenenza.

Le Prove di lavoro sono utili per stilare una classifica non per ottenere i presupposti per la selezione
Dobbiamo ricordare che i regolamenti delle Prove di lavoro sono stesi con criteri utili per stilare la classifica di una competizione piuttosto che fornire precise informazioni per la selezione della razza. Infatti, per la loro genericità, tendono ad apprezzare caratteristiche che valgono più per una razza che per un'altra (difesa e combattività, ad esempio, sono più apprezzabili in un dobermann piuttosto che in un pastore tedesco), oppure ad esaltare eccessi di carattere gestibili solo da mani esperte e utili per primeggiare in una competizione. Non sono certamente il supporto per costruire il carattere ideale di una razza.
Un indiscriminato sfruttamento di particolari pregi di carattere adatti a primeggiare nelle Gare di impiego o nelle Prove di lavoro, non rappresenta un valido criterio per raggiungere una buona selezione, frutto solo di oculati dosaggi d'impulso suggeriti dallo standard di razza. I soggetti più adatti ai diversi utilizzi saranno scelti attraverso opportuni test, ossia la scelta dei Riproduttori dovrà avvenire con oculatezza selettiva che non va confusa con la scelta dei migliori per primeggiare.

Solo i buoni impulsi sono la premessa del successo
Le equilibrate e buone doti di carattere della razza sono il supporto ideale per la sua selezione tanto che in Germania i cani che hanno ottenuto il Brevetto per la conduzione del gregge superano con altrettanta facilità la Prova di selezione che, a sua volta, comporta Prove di indifferenza allo sparo e di attacco.

Rinnoviamo le nostre Manifestazioni
Non potremo mai raggiungere un'armonica fusione tra anatomia e carattere se non istituiremo Prove che gratifichino gli sforzi dell'allevatore rivolti in questo senso, ma continueremo ad apprezzare gli impegni di due settori suddivisi: quello delle Esposizioni e quello delle Prove di lavoro.
L'istituzione di tali Prove ambivalenti raggiungerebbe lo scopo di costringere gli allevatori, e questa non sarebbe cosa da poco, a conoscere e valutare con competenza le doti del carattere dei propri cani, così come gli addestratori ad avere una conoscenza della morfologia della razza che vanno ad addestrare invece di vederli arroccati ognuno nell'apprezzamento dei propri intenti.
E purtroppo, molto spesso, per effetto di questa scissione, sentiamo allevatori che non sanno distinguere gli impulsi dei propri cani e confondono docilità con bassa tempra, mordacità con combattività così come addestratori che scambiano la groppa con la schiena del cane.

I pressanti criteri selettivi per la razza del pastore tedesco
Nell'intento di realizzare un ideale connubio tra bello e bravo, la razza del cane da pastore tedesco ha imposto che i soggetti che concorrono nella Classe Lavoro, l'unica che propone i propri riproduttori, debbano aver superato la Prova di resistenza, a garanzia di qualità fisiologiche ottimali, la Prova del Brevetto, a garanzia di qualità di carattere e comportamento ottimali, la Prova di Selezione, a garanzia di un'armonica fusione tra doti di carattere e morfologia e, non ultimo, l'esenzione da displasia, a garanzia dell'integrità delle anche.
E, per meglio apprezzare i soggetti in possesso di buone doti morfologiche e di carattere, la SAS, la Società speciale che tutela la razza del cane da pastore tedesco in Italia, ha programmato Manifestazioni rivolte a valorizzare soggetti la cui vittoria venga assegnata considerando, in ugual misura, sia le qualità manifestate nella Prova di lavoro sia quelle emerse nella valutazione morfologica. Queste Manifestazioni si propongono, di fatto, di limitare i danni prodotti dalle contese di un divaricante proposito selettivo. Diversamente, non solo la selezione sarà scissa da motivi concettuali ma addirittura la razza da notevoli diversità psichiche, morfologiche e genetiche tali da decretare, così come forse più gravemente in altre, un divorzio irreversibile.







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