MILLE E NON PIU' MILLE di Enrico Bertini










    L'immagine può contenere: spazio all'aperto e natura

    Enrico Bertini 
    Mille e non più mille.
    Seguendo una visione e le indicazioni per renderla tangibile con lo standard, attraverso le esperienze di oltre un secolo di dedizione e gli sforzi di tanti allevatori, con la guida e l'esempio di maestri illuminati è stato possibile di epoca in epoca raggiungere una icona la più vicina possibile al fine vagheggiato di ottenere un tipo ideale di cane da pastore sano, stabile mentalmente e dinamicamente funzionale.
    Ogni generazione ha modellato soggetti che si sono perfezionati di volta in volta, mantenendo i valori raggiunti, aggiungendo opportuni dettagli anche minimi ad un quadro sempre più delineato.
    Governare, stabilizzare, mantenere le qualità psicofisiche del nostro cane non è compito agevole e gli esiti di questi processi si riflettono inevitabilmente nella popolazione interessata, dando la misura del valore delle risorse umane che si dedicano a questi fini, in primis dei pochi che guidano la selezione.
    Dopo tanto impegno è probabile che quanto sognato sia già stato raggiunto e come accade in tante attività umane, se ne avverta consapevolezza solo dopo diverso tempo.
    L' alta variabilità del genoma canino rende complicato il fissare in alte percentuali di popolazione, peraltro non omogeneamente selezionata, i caratteri desiderati e ottenuti.
    Buona parte delle scelte degli allevatori è condizionata dagli esiti delle esposizioni, in Germania definite 'Zuchtschau' ovvero manifestazioni il cui scopo è legato all'allevamento, che con i loro risultati indicano lo stato dell'arte e i migliori interpreti dello standard.
    Se in questi ambiti e ancor di più alla 'Siegerhauptzuchtschau' (di fatto il campionato mondiale) per i più svariati motivi non vengono mantenuti rigidamente saldi alcuni principi fondanti la tipicità funzionale del cane da pastore tedesco con una stringente osservanza dello standard, la diffusione di caratteri indesiderati, che da sempre si presentano e se non filtrati da competenze tecniche vengono anche apprezzati e salutati come pregi, è inevitabile e il loro cumularsi stravolga l'immagine della razza che ne viene deturpata e danneggiata.
    L' impressione di molti è che questo sia di fatto progressivamente accaduto negli ultimi decenni lasciando che caratteristiche anche di effetto ma non necessariamente utili fossero motivo di eccellenza e determinanti nei successi in gara.
    Di queste citare gli eccessi di taglia, di struttura della testa e degli arti posteriori, con tutte le loro conseguenze, è solo un accenno.
    L' esito appare grottesco e non più sostenibile se non si vuole portare a compimento una scellerata azione di distruzione di una opera mirabile del talento umano.

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