LE METODOLOGIE DELL'ACCOPPIAMENTO - Piero Alquati
Il successo della razza è affidato all’allevatore ma questi deve poter conoscere esattamente quali siano le intenzioni selettive proposte dalla Societa' Speciale che le sovrintende, evitandogli di imboccare strade sbagliate o non apprezzate.
La natura poliibrida del cane da pastore tedesco consente alla pressione selettiva di ottenere svariate morfologie e, per questo, dovranno essere guidate da un avveduto ed esperto programma. Tanto vale anche per il comportamento e l’attitudine.
La scienza genetica ha compiuto passi da gigante. Mappe cromosomiche, clonazione, fecondazione artificiale, banca del seme e degli ovuli, analisi genetica quantitativa e qualitativa, sono divenuti strumenti che supportano il lavoro zootecnico. Grandi evoluzioni che fanno apparire il normale accoppiamento un vetusto strumento da guardarsi in chiave romantica come i vecchi velieri o i primi starnazzanti velivoli.
Ma il programmare l’unione di un maschio ed una femmina, attenderne e vederne i frutti, esercita ancora un fascino irresistibile: un evento che, da sempre, è il sapore della cinofilia.
Impieghiamo femmine che rispettino le origini della razza
Un tempo l’allevatore sceglieva un maschio per la propria femmina tra i pochi proposti dalle alte classifiche delle esposizioni e già questo gratificava le sue ambizioni. Oggi, con il diffondersi delle razze, la scelta si è notevolmente ampliata.
Per soddisfare le migliori intenzioni zootecniche, l’allevatore coscienzioso mette in riproduzione una femmina in possesso di una qualificata morfologia, fisiologicamente sana, con anche e gomiti integri, dotata di un buon carattere fatto di equilibrio, giusta sensibilità e buone attitudini alla guardia e alla difesa, alla ricerca, allo scovo, alla conduzione, al riporto, alla compagnia, senza mai dimenticare le sue origini di cane da gregge, presupposto di molti comportamenti apprezzabili e frutto di un carattere che va mantenuto nella sua dosata gamma d’impulsi, evitando di esaltarne gli eccessi per salvaguardare la poliedricità nell’impiego. Un traguardo selettivo che si differenzia da chi si propone di selezionare specifici soggetti per la competizione dei settori agonistici dove sono rafforzati non solo particolari impulsi, ma variate anche la costituzione e la morfologia.
Meglio se la femmina da impiegare sia una fattrice che abbia già dato prova di produrre buoni soggetti e di essere esente da contaminazioni infettive. Una buona madre rappresenta la culla per il miglior imprinting dei suoi cuccioli, così il suo buon ed abbondante latte è garanzia per la loro ottimale crescita, senza fraintendere che forza e salute siano retaggio di grandi femmine spesso linfatiche ed iporeattive. Vanno, al contrario, usate femmine di giusta taglia, nel pieno rispetto dell’equilibrio costituzionale della razza.
Le attenzioni per lo stallone
Anche per la scelta del maschio ci si avvale dei consueti criteri che passiamo rapidamente in rassegna. L’aspetto morfologico può derivare dalla conoscenza dei suoi piazzamenti nelle più qualificate esposizioni, il carattere va giudicato osservando il suo comportamento quotidiano piuttosto che il solo apprezzamento dei titoli ottenuti nelle apposite prove di lavoro, spesso raggiunti con laboriose tecniche di addestramento e di condizionamento che alterano l’esatta stima dei pregi e dei difetti del suo carattere. L’integrità dell’impianto osseo è garantita dagli esami radiografici delle anche e dei gomiti, così come quella dei suoi organi dalla prova di resistenza che impone la percorrenza di venti chilometri a buona andatura. La naturale predisposizione alla monta, fatta senza indugi, paure e nevrastenie o patetici aiuti, è altrettanto riprova di buona salute fisica e morale che potrà essere un buon patrimonio per la sua discendenza. Oggi, è ormai opportuno verificare che la genealogia dello stallone sia accertata con l’esame del DNA.
L’esame del pedigree
Dopo aver valutato la morfologia ed il carattere della femmina da mettere in riproduzione, un’accurata analisi del suo pedigree ed il confronto con il pedigree del maschio permette di ottenere molte deduzioni.
La razza del cane da pastore tedesco, così come molte altre razze, è intrisa da insistenti presenze consanguinee che restringono l'albero genealogico perché talvolta invogliati dall’ansia di ottenere soggetti vincenti sia nelle esposizioni quanto nelle prove di lavoro, senza aver cura di mantenere integro tutto il bagaglio delle doti della razza, soffocando in tal modo i molti ceppi alternativi di cui era costituita.
Per queste ragioni vanno attentamente evidenziati i possibili incontri consanguinei poiché da loro possono provenire vantaggi ma anche caratteri indesiderati. Sappiamo infatti che l’omozigosi promossa dall’accoppiamento in consanguineità esercita la similitudine dei discendenti ai relativi ascendenti consanguinei rendendo favorevole l’unione quando fossero portatori di pregi, ma sfavorevole quando fossero portatori di difetti. E, poiché alcuni difetti sono spesso occulti alle indagini selettive, è bene cercare di ottenere informazioni “private” che rendano l’esame più avveduto. In particolare mi riferisco a vizi comportamentali come il girare vorticoso per mordersi la coda, il cannibalismo nella femmina, lo scarso senso di maternità, la parziale o totale agalattia, la scarsa libido dei maschi e tant’altro che costituiscono un ben maggior danno di un modesto difetto morfologico.
Le varie metodologie dell’accoppiamento
La scuola zootecnica delle razze canine, prevalentemente frutto di meticciamenti di un recente passato, suggerisce per l’accoppiamento soluzioni di vario tipo che possono essere così riassunte:
L’accoppiamento in compensazione
viene effettuato nell’intento di unire due soggetti i cui pregi compensino i difetti dell’altro. Ad esempio, l’accoppiamento di un soggetto poco pigmentato con altro ben pigmentato. Un’unione che, basata solo sull’aspetto morfologico, spesso tende a far sortire soggetti con caratteristiche antagoniste e, quand’anche arrida il successo, i discendenti avranno il carattere desiderato instabilmente impresso nel proprio genoma. Per raggiungere buoni risultati attraverso questo tipo di unione, i soggetti dovranno essere non solo morfologicamente ma anche geneticamente portatori del pregio.
L’accoppiamento in alternativita'
promuove l’unione di due soggetti discendenti da ceppi diversi sempre nell’intento di trarre, non tanto dalla loro morfologia ma dai loro geni, le doti di una famiglia antagonista auspicando anche rinfreschi di sangue. Un vero accoppiamento alternativo oggi è quasi impossibile essendo i riproduttori, per l’elevato grado di consanguineità insito nelle razza, frammisti di molti avi in comune.
L’accoppiamento in affinita'
rappresenta un’unione tra soggetti con caratteristiche affini nell’intento di mantenerle nella discendenza. E' un metodo di accoppiamento frequente essendo i soggetti posti alla riproduzione spesso molto simili. L’affinita' può essere morfologica ma anche genetica, nel qual caso si parlerà di affinita' omeogamica, ossia quella che usualmente viene definita “consanguineita'”.
Questi, a grandi tratti, i criteri che si adottano per effettuare un accoppiamento. E’mia opinione che i principi enunciati, allo stato attuale delle realtà zootecniche della razza, abbiano tutti una loro validità ed è quasi inevitabile che un accoppiamento si avvalga, al tempo stesso, di tutta la gamma delle metodologie descritte: semmai è arte dell’intuito dell’allevatore, privilegiare, nel programmare un’unione, i dosaggi di ciascun criterio. Le scelte, spesso istintive e frutto di sensibilita' soggettiva ed esperienza, potranno essere coadiuvate dalle informazioni provenienti dall’analisi genetica della razza.
Altri criteri
Per un realistico esame delle metodologie, si deve aggiungere che oggi, sebbene non codificabili da alcuna motivazione zootecnica, sono in uso, e forse in modo sempre più frequente, altri criteri che impongono le scelte per un accoppiamento. Sono quelli che io definisco con termini d’uso:
la monta politica, realizzata impiegando il cane, o i cani, del potere politico incaricato per la gestione della razza;
la monta con lo stallone vincente, effettuata con la convinzione che il migliore sia il più adatto e comunque i cuccioli nati sono sempre venduti;
la monta accattivante, messa in atto impiegando i soggetti in stazione di monta presso i più qualificati Giudici del momento;
la monta di comodo, attuata impiegando un soggetto perché ubicato vicino allevatore;
la monta fortuita, compiuta quando un maschio, contro le voglie del suo allevatore, è riuscito a coprire la femmina.
Potra' sembrare ironico od anacronistico parlare di questi "criteri di accoppiamento" ma, poiché oggi da loro proviene una grossa fetta della produzione, è doveroso citarli.
Non è detto che da tali accoppiamenti non possano sortire buoni soggetti poiché alcuni dei migliori soggetti provengono proprio da accoppiamenti ottenuti con questi criteri, senz’altro non codificabili tecnicamente, ma realisticamente costatabili.
(Piero Alquati)
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(Piero Alquati)
Immagini per esemplificare le metodologie descritte per l'accoppiamento
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Esempio di un accoppiamento in compensazione
si notino le deficienze morfologiche della femmina compensate
dalle qualità del maschio |
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Esempio di un accoppiamento in alternativita'
si notino le differenze morfologiche della femmina alternative per tipo e ceppo a quelle del maschio
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Esempio di un accoppiamento in affinita'
si notino le similitudini morfologiche della femmina e del maschio
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