POVERI DIRIGENTI di Piero Alquati

Un articolo inedito scritto da Piero Alquati




Poveri dirigenti

Nella società speciale del cane da pastore tedesco la politica interna, sin dagli anni ’50, si è articolata sul principio delle parti contrapposte.
Allora erano i tempi in cui il Conte Gatto dominava travolgendo le passioni cinofile con le vendite dei figli del suo Campione Dago v. Schloss Dahlhausen procurando nella concorrenza invidie e dissapori.
Ne era rivale Piero Fenili che, da istintivo autodidatta, produsse alcuni ottimi soggetti che lo distinguevano.
Ma la vera ira nei confronti di Gatto venne promossa dalla rivalità di Danzio Gobbi che, mancando del carisma del Conte, ebbe con lui vivaci e storici conflitti.
La scalata al potere di Gobbi fu appoggiata dall’allora dissacrato Walter Gorrieri. Il loro messaggio fu quello di avanzare le proposte selettive in uso in Germania perché avrebbero condannato i timorosi, seppur fascinosi figli di Dago.
E’ questa una breve esposizione del passato che vuole solo esemplificare la politica delle parti contrapposte.
Seguirono contrasti sottili quanto pressanti con il successore di Gorrieri, Silvio Tondelli. E via via, per convinzioni contrastanti, si passò a varie Presidenze che videro la presenza di Massimo Aquilani, Ezio Roman, Salvatore Capetti, Domenico Diliberto. Tralascio di citare nomi che come fuochi fatui passarono al dominio.
In tempi recenti le parti contrapposte vedono l’impegno di Ambrogio Verpelli avverso a Luciano Musolino ora incontrastato e temuto dominatore della scena politica della Società.
Alcuni, leggendo queste parole, cercheranno di scoprire quali contestazioni io voglio sporgere contro questa o quella gestione. Nulla di tutto questo, anzi comprensione ed una benevola ammirazione.
Oggi le critiche in atto sono molte, alcune di origine gestionale altre vertono su principi zootecnici. Innanzi tutto sulle problematiche della taglia, della correttezza del posteriore, del carattere peraltro non inteso come dovrebbe nella completezza per decretare l’eccellenza del cane da pastore tedesco ma compreso solo come coraggio e combattività.
Non di meno spesso è sotto accusa la scelta dei Giudici per le molteplici Prove, comprese quelle di Campionato.
Ed ancora la situazione economica nazionale e scelte non vantaggiose sembra colpiscano le casse della Società legate anche ad una riduzione associativa.
La vecchia teoria delle parti contrapposte invoglia alcuni a stilare progetti innovatori ma questi ormai non trovano successo per fondamentali motivi.  A volte per lo scarso spessore politico, ma soprattutto, e qui richiamo la vostra attenzione, perché il Socio capisce che senza tracce di corruzione e di clientelarismo non troverebbe quelle vie facili che possono tornargli utili.  Si implora correttezza e serietà ma ben presto questo auspicio si scioglie in un’invocazione di clemenza quando il proprio cane non rispetta le misure imposte dallo standard, quando il posteriore è impropriamente angolato, quando il cane non dimostra un opportuno comportamento. E per tanti altri motivi che è inutile elencare.
E allora torna comodo il Giudice comprensivo e dissacratore delle raccomandazioni.
In quest’ottica comprendiamo che la vecchia politica delle parti contrapposte è morta e nasce invece il volere di una maggioranza che, in virtù di un criterio democratico, usa a proprio uso e consumo gli Eletti che, quando non soddisfano le sue esigenze, minaccia ritorsioni che rendono debole o instabile la loro reggenza. E così, come questa maggioranza democratica dirige o indirizza un potere, altrettanto vuole i propri Eletti recitare parti dispotiche, anacronistiche, a volte irriverenti dell’etica comportamentale dei gestori.
In Inghilterra Lady Diana era adorata dal popolo non tanto per la sua immacolata passione coniugale quanto per i suoi molteplici tradimenti rivolti a soddisfare ansie di protagonismo e gioie sessuali. Divenne così vittima dei suoi comportamenti perché quasi le erano imposti da un tacito messaggio occulto. Diversamente nessuno l’avrebbe apprezzata.
Tanto vale anche per i dirigenti di questa Società i cui spigliati comportamenti invece di suscitare rimproveri generano ammirazione gratificando nascosti desideri di molti Soci.
Ne è prova, alla cena sociale, l’area riservata ai Vip dove, oltre vantare la loro potenza nel celebrare o distruggere un cane, sono attorniati da fascinose Signore che invogliano ammirazione e sogni erotici. Il Socio che riesce ad attraversare, anche in maniera pretestuosa, quest’area riservata, si sente inebriato e respira il profumo di desideri che rimarranno insoddisfatti ma egualmente inebrianti.
Si sentono Soci vantare la loro presenza nell’albergo in cui alloggia il vice Presidente o un Giudice, sublime sensazione se nella ricorrenza di un Campionato. Di memoria fantozziana, i timori e gli orgasmi nel caso di poter convivere una notte sotto il tetto in cui alloggia il Presidente.
Appaiono irriverenti, ma desiderate, le favolose vendite all’estero che, quando promosse in terre orientali con il traslatore assecondato da piacevoli amicizie, assumono un sapore struggente. Mito irrealizzabile dal povero Socio mortale, gratificato dalla remota possibilità di godere un giorno di tanto. Tutto appare un’impagabile chimera che fa dimenticare se in questi commerci possano esserci illeciti. Se poi, il povero Socio, al rientro del venditore sente di racconti di talami arricchiti da piacevoli ebbrezze, avviene la sua estasi e l’immediato perdono.
I Soci, loro malgrado, auspicano spesso questa dissacrante e poco cinofila gestione della vita sociale tanto da scegliere, quasi inconsciamente, personaggi che recitino queste parti e quando, per alcun verso, vengono sostituiti, corrono alla ricerca di opportuni successori che devono, forzatamente, gratificare queste loro immaginifiche pretese. 
Cambiamenti direzionali potranno esserci ma dovranno sempre soddisfare inconsce smanie. Di questo andazzo ne sono e saranno vittime i Soci ma anche i Dirigenti: ognuno costretto a recitare una parte o ad assolvere un ruolo.
  




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