RIDANDO DIGNITA' AL CANE NE TRAE VANTAGGIO ANCHE LA NOSTRA

Ridando dignità al cane ne trae vantaggio anche la nostra

Piero Alquati

Negli ultimi cento anni si è sviluppata una grande quantità di teorie e dottrine. I tempi erano maturi. Già i travagli medioevali, sublimati dalle attitudini di Leonardo, avevano creato terreno fertile per molteplici intuizioni.

Liberatasi da retoriche imperialiste e pagani comportamenti religiosi, nell’ottocento prende vita la smania di una ricerca nata nei laboratori o tra le pareti blindate da volumi che offrivano la loro saggezza.

Nasce una ricerca ansiosa, quasi bohémienne. Si intrecciano rapporti tra cultura, arte e scienza da cui ognuna trae motivo per arricchire il proprio pensiero. La visione della materia, frazionata in minuscoli e vitali atomi, ha dato vita ai vari dipinti “puntinisti”, così come la selezione della luce ha invogliato le scomposizioni cromatiche che, dipinte sulla tela, si riordinano nell’occhio del loro ammiratore. Anche la stima dei comportamenti umani e animali vengono rivisitati cercando motivi ed origini. La visione tecnicista di cui è intrisa la ricerca invoglia studi sistematici e Pavlov e Skinner la fanno da padroni. Anche Freud, grande innovatore, fondatore della psicoanalisi, canalizza la sua ricerca sui comportamenti umani.

La storia dell’evoluzione di questi studi apre importanti varchi a nuove scienze tra cui la psicologia, l’ecologia, l’etologia ma, tra queste, anche la comportamentistica. Questi traguardi vedono nascere rilevanti studi degli evoluzionisti i quali non solo si propongono di dirimere le origini della vita ma anche le ragioni della sua evoluzione.

Ad un attento Lamarck, convinto creazionista, si oppone il giovane studioso e creativo Darwin che, plagiato dall’ottocentesca sistematicità, rompe gli indugi, sale sulla nave Beagle e va in giro per il mondo. Sono le isole Galapagos che gli offrono lo spunto per formulare un’innovativa teoria osservando differenzazioni tra la medesima specie di uccelli che vivono in una diversa isola. Darwin vola con il pensiero, non si muove più dalla sua Patria ma rompe le catene del dogmatismo sistematico e formula la teoria della evoluzione aprendo le porte a nuove grandi intuizioni, tra cui il neodarwinismo che dà voce alla fantasia divenendo, spesso, matrice delle più grandi innovazioni.
Ammiratore di Darwin è il giovane Lorentz che, appassionato studioso, entra nell’acqua dei laghetti austriaci, convive con anitre ed oche e si rende conto che un animale, come un uomo, non deve essere studiato in un laboratorio ma osservato nelle infinite reazioni che non sempre sono sistematiche ma improvvise soluzioni.

Pur accettando un progetto universale che invoglia a mantenerci sui binari di un’implicita evoluzione predisposta, vicina al “a priori Kantiano”, vive integra la libertà delle scelte. La matrice portante può essere la sopravvivenza.


I nostri cani sono ancora giudicati con criteri comportamentisti che trascurano un’identità individuale. Dobbiamo ammettere che ogni essere rappresenta un processo fantastico di cui non abbiamo ancora pienamente compreso il funzionamento. Canalizzare la selezione dei cani in indagini sistematiche è un atteggiamento ignorante che dequalifica l’uomo che la pratica. Solo valutando e stimando le risposte di ciascun animale, l’uomo potrà ridare dignità all’animale e a se stesso. Una logica slegata dalle ragioni dell’istinto e condizionata dalla convenienza sta portando l’uomo alla distruzione del suo ambiente. Un animale, un cane non lo avrebbe mai concepito. Apprezziamo con saggezza l’intelligenza delle loro reazioni senza dosarle con metodi e ricette preconcette.

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